LA CHIESA NEL MONDO

Analisi quantitativa dello sviluppo della Chiesa Cattolica, attraverso alcuni indicatori, nel periodo 1978-2001


INTRODUZIONE

Le considerazioni e le annotazioni che verranno fatte nelle pagine seguenti tendono ad evidenziare alcuni aspetti quantitativi che hanno interessato e caratterizzato la Chiesa Cattolica fra il 1978, che funge da serrafila inferiore e quindi da anno di riferimento iniziale, e il 2001, ultimo anno considerato. Si terrà conto anche delle informazioni relative al 1988 e, saltuariamente e quando se ne ravvisi la necessità, di quelle del 2000.
Data la notevole isteresi dei fenomeni passati in rassegna, l'ancoraggio dell'analisi a queste tre date, distanziate fra loro da circa un decennio, dovrebbe apparire se non del tutto giustificato, almeno basato su consistenti motivi. Si aggiunga che se le considerazioni che verranno sviluppate permettono di rimarcare i mutamenti diacronici occorsi nel periodo considerato, con qualche cautela, si possono estrapolare le tendenze dei fenomeni considerati sotto la condizione del ceteris paribus, cioè nell'assunzione che gli andamenti osservati continueranno, almeno in futuro prossimo, a mantenersi quali si sono manifestati nel passato in assenza di mutamenti radicali e profondi, peraltro sempre possibili.
L'analisi delle accezioni numeriche dei fenomeni presi in considerazione avverrà prevalentemente seguendo la partizione geografica continentale. Tale distinzione per grandi continenti trova la sua ragion d'essere non solo in motivi storicamente determinatisi nella diffusione della Chiesa Cattolica nei vari territori e nelle varie nazioni, ma anche e precipuamente nel peso demografico tutt'affatto differente dei vari continenti e nella relativa omogeneità culturale dei popoli che vi appartengono. Ad una lettura, anche rapida, dei dati esibiti nella Tavola 1 appare quanto appena affermato: l'esiguità della popolazione dell'Oceania comparativamente a quella degli altri continenti ad un polo, e il fortissimo peso demografico di quella asiatica all'altro polo (al 2001 la popolazione dell'Asia costituiva più dei 6 decimi della popolazione mondiale). Si può poi cogliere, fra tali dati, la ben nota e fortemente differenziata dinamica di incremento della popolazione mondiale: da quella africana che nel periodo considerato ha fatto sì che la popolazione del continente si sia un po' meno che raddoppiata, a quella europea che, per converso, mette in evidenza una sostanziale stabilità.
Si vuole infine sottolineare che le tracce quantitative lasciate dai fenomeni qui passati in rassegna, non pretende in alcun modo di attingere ad una conoscenza del complesso e fortemente differenziato modo in cui si manifesta e prende corpo, nelle varie realtà geografiche, la Chiesa Cattolica: molto più modestamente, ma forse con qualche utilità, la conoscenza quantitativa può aiutare e secondare dei riferimenti di realtà pur di qualche rilievo, per un ragionamento sui movimenti religiosi collegati alla Chiesa Cattolica, e per i fenomeni ecclesiali qui presi in studio.
Le considerazioni che seguono tendono ad evidenziare dei fenomeni strutturali delle compagini religiose di cui si compone il corpo ecclesiale, a far luce sulle tendenze presenti nel lungo periodo ventitrennale preso in considerazione, a evidenziare le aree di maggior dinamismo propulsivo e quelle, di contro, in cui si manifestano dei problemi e delle difficoltà. Si tenterà poi di far risaltare lo sviluppo delle forze di apostolato e a presentare qualche prudente ipotesi di sviluppo nel prossimo futuro.

2. Geografia della presenza dei cattolici e dei presidi ecclesiali

Dall'esame dei dati esibiti nella Tavola 2 si evince il sostanziale incremento dei fedeli cattolici che, a livello planetario, sono passati dai 757 milioni del 1978 a 1,1 miliardi nel 2001, con un incremento complessivo relativo pari al 40,2%; incremento relativo solo di poco inferiore a quello della popolazione della Terra, pari al 45,8%, che evidenzia un comportamento di sostanziale stabilità relativa della diffusione dei fedeli cattolici. Tuttavia questi incrementi sono da ascriversi in maniera differenziata, ed anzi profondamente differenziata, alle diverse situazioni continentali.
A paragone di una sostanziale stabilità dei cattolici europei (aumentano del 5,3% nell'arco dei 23 anni qui considerati), in linea peraltro con il debole incremento della popolazione europea (aumentata del 6,8%), quelli africani mettono in luce una diffusione ed una penetrazione della Chiesa Cattolica estremamente dinamica: l'incremento dei cattolici risulta qui pari a circa il 148%, cioè più del raddoppio della compagine dei cattolici, molto superiore al pur cospicuo incremento demografico, risultato di circa l'83%. Anche gli altri continenti fanno registrare incrementi di qualche forza ed in particolar modo l'Asia, in cui nei 23 anni qui presi in esame l'aumento relativo è stato del 71,2%. Peraltro questi andamenti si leggono anche nell'effetto che producono sul peso relativo che i cattolici assumono nei vari continenti: si va dalla riduzione relativa dei fedeli europei che, pur aumentando in valor assoluto, vedono scendere progressivamente il loro peso nel Pianeta, dal 35% del 1978 al 26,5 del 2001, alla correlativa acquisizione d'importanza dei fedeli africani che passano, nei due anni appena citati, dal 7,2% al 12,8%. Per gli altri continenti si individua una sostanziale stabilità dell'Oceania a lievi aumenti, nell'ordine crescente, per l'America e per l'Asia.
Un'informazione più fine si ottiene dall'indicatore statistico della misura dei cattolici per 100 abitanti di ciascun continente (cfr. ancora la Tavola 2) ; tuttavia se l'indicazione delle tendenze in atto non differisce molto da quanto abbiamo sin qui argomentato, in questi indicatori vi è inscritta la storia della diffusione della Chiesa Cattolica nelle varie realtà continentali. Dunque, se l'America, soprattutto grazie a quella Meridionale, vede una presenza di un po' più di 6 cattolici ogni 10 abitanti, e l'Europa di circa 4 su ogni 10 abitanti, al polo opposto si colloca l'Asia con soli circa 3 cattolici ogni 100 abitanti. L'Africa, in cui si assiste all'aumento più cospicuo di cattolici negli anni considerati, resta comunque su valori dell'ordine di grandezza dei 17 cattolici ogni 100 abitanti.
La mutata ed appena ricordata dinamica differenziale nei vari continenti dei fedeli cattolici ha imposto un adeguamento delle strutture territoriali della Chiesa al fine di renderle quanto più possibile rispondenti ai bisogni e alle esigenze di una efficace operatività della funzione pastorale. Dai dati presentati nella Tavola 3 e relativi al fenomeno appena descritto, si coglie la diversificazione operata al livello planetario: infatti se, mediamente, v'è stato un incremento non cospicuo del numero di circoscrizioni ecclesiastiche - si è passati dalle 2649 del 1978 alle 3010 del 2001, con un incremento relativo del 13,6% - in Africa tale incremento, in relazione al dinamismo della diffusione della Chiesa Cattolica poco più su rammentato, si è manifestato in tutta la sua importanza, mentre, al polo opposto, in Europa il numero delle circoscrizioni ecclesiastiche è praticamente restato invariato.
Al nuovo, almeno in parte e geograficamente differenziato, ordine delle circoscrizioni ecclesiastiche si è accompagnata anche la risistemazione dei centri pastorali, ossia di quelle parti delle circoscrizioni quali le parrocchie, le quasi parrocchie e gli altri centri che, senza essere parrocchie o quasi parrocchie hanno, come ad esempio le cappellanie e le chiese, una popolazione determinata ed un pastore dedito alla cura delle anime (cfr. Tavola 4).
La crescita di questi centri pastorali si manifesta, almeno nella situazione media planetaria, senza interruzione: dai 347 mila del 1978, ai 399 mila del 1988, ai 413 mila del 2001; purtuttavia, anche in questo caso, si presenta una forte disomogeneità territoriale delle variazioni, e se nel continente americano l'incremento risulta cospicuo (54,6%) ed in Africa di qualche importanza (23,3%), in Europa e in Oceania si manifesta una debolissima flessione. Queste variazioni temporali geograficamente differenziate inducono anche una mutazione del peso relativo del fenomeno nei vari continenti, ed infatti l'Europa, che all'inizio del periodo aveva il 43% dei centri pastorali mondiali, al 2001, non ne aveva che il 35,2%. Correlativamente l'America seguiva un percorso inverso con un'accresciuta proporzione di centri pastorali.
Un indicatore dell'adeguatezza del ritaglio territoriale su cui insistono i centri pastorali alle esigenze della popolazione ed al servizio che la Chiesa Cattolica è in grado di render loro, si costruisce come semplice ragguaglio fra il numero degli abitanti e quello dei centri pastorali dei vari continenti. A livello mondiale tale indicatore è andato aumentando, lievemente nel primo decennio, in modo più consistente nei successivi 13 anni: da 12,1 mila persone per centro pastorale al 1978, alle 12,6 mila nel 1988, alle 14,9 mila nel 2001. Questa tendenza media si riscontra praticamente in tutti i continenti, con lievi variazioni di poco conto, tuttavia sono gli ordini di grandezza dell'indicatore ad essere profondamente diversi. Nel 2001, ma considerazioni del tutto analoghe potrebbero essere svolte per i due precedenti anni, mentre in Asia si avevano 63 mila abitanti per centro pastorale, in Europa se ne avevano solo un po' meno di 5 mila e tutti gli altri tre continenti erano prossimi a tale cifra, pur con valori superiori ma lontanissimi dalla situazione asiatica. Ovviamente su tale indicatore gravano anche tutte le popolazioni di religione diversa dalla cattolica, per cui non è affatto privo d'interesse ai fini della valutazione dell'adeguatezza ai bisogni ecclesiali della presenza dei centri pastorali, considerare il numero di cattolici che mediamente gravitano su ogni centro pastorale. Ebbene l'impegno che gli operatori dei centri pastorali sono chiamati a sostenere nei confronti dei fedeli cattolici, risulta, al livello medio mondiale, per il 2001, di circa 2600 cattolici per centro con variazioni continentali che vanno da un po' meno di 2000 per l'Africa, l'Asia e l'Europa a un po' più di 4000 per l'America. La variazione nell'arco temporale qui considerato, mostra un miglioramento sostanziale per il continente americano ed una buona stabilità o variazioni di scarso rilievo per i restanti continenti.

3. I vescovi

In questo e nei successivi paragrafi esporremo alcune tendenze per le persone dedite all'apostolato che, complessivamente, individuiamo con il termine di 'operatori pastorali'.
Iniziamo dalla compagine dei vescovi - si tenga presente la Tavola 5 - osservando che il loro numero si è accresciuto, nel complesso, ad un ritmo sostanzialmente invariato, passando da 3714 nel 1978, a 4126 nel 1988, a 4541 nel 2000 e a 4649 nel 2001, con un incremento relativo fra l'anno iniziale e quello finale del 25,2%. Tale incremento è risultato piuttosto sostenuto nel continente africano (42,6%), di minor entità ma comunque cospicuo in Oceania (33%) e via via, d'ordine minore, nell'Asia, in America e in Europa (19,7%). Questi ritmi di crescita differenziati non hanno provocato che lievi variazioni nel peso relativo delle varie compagini continentali sul totale mondiale, con la sola eccezione dell'Africa in cui i vescovi passano dall'11,6% all'inizio del periodo, al 13,3% alla fine ed il lieve recesso dei valori dell'Europa.
Si può anche notare che il numero di cattolici per ogni vescovo, al 2001, risultava non molto diverso da continente a continente (variazione da 162 mila a 302 mila, rispettivamente per l'Asia e per l'America) con l'eccezione cospicua dell'Oceania in cui per ogni vescovo vi sono 67 mila cattolici, quindi un lieve eccesso di vescovi comparativamente agli altri continenti, da questo punto di vista.
Può anche essere di qualche utilità la valutazione del numero di sacerdoti, sia diocesani che religiosi, per ogni vescovo, in quanto tale semplice rapporto ci fornisce una prima e forse un po' semplicistica idea di quelli che, almeno a livello meramente numerico, sono gli impegni cui ogni vescovo, mediamente in ciascun continente, deve fronteggiare. Ebbene dai dati qui di seguito presentati.(Tavola A) di tale rapporto, risulta una tensione verso una migliore e più armonica distribuzione dei vescovi nelle realtà continentali, o meglio di un migliorato equilibrio quantitativo fra sacerdoti e vescovi, al trascorrere del tempo fra l'inizio e la fine del periodo di studio.
Al di là di questi pur interessanti dati strutturali, l'aspetto di maggior rilievo della compagine dei vescovi, che, come vedremo in modo analitico, incide sulle singole collettività continentali con forza, è quello dell'invecchiamento generalizzato che travalica gli indubbi progressi che si vi sono stati nell'allungamento della vita media delle popolazioni. E' questa una caratteristica che potrebbe, e forse dovrebbe, essere oggetto di attenta riflessione, al fine di evidenziare gli aspetti pastorali che ne conseguono, a partire dal dato quantitativo.
Ebbene, nella Tavola 6 sono presentati tre indicatori, peraltro interdipendenti, che colgono nelle loro dimensioni numeriche la situazione all'inizio ed alla fine del periodo di studio, mettendoci in grado di cogliere i mutamenti che si sono verificati nel corso di questi 23 anni.
Il primo è costituito dall'età media del contingente di vescovi di ciascun continente e del loro complesso. Si può subito notare che la situazione media planetaria mostra un innalzamento cospicuo nel corso del periodo considerato: si passa da 62 a 67 anni; inoltre questo aumento di 5 anni si presenta, praticamente immutato e a meno di piccole variazioni, in tutti i continenti e persino in Europa che presentava un'età media già piuttosto elevata nel 1978, di 65,2 anni, l'aumento è risultato di 3 anni e mezzo.
Il secondo indicatore si basa sulla proporzione di vescovi in età maggiore o uguale a 65 anni rispetto al totale dei vescovi, e manifesta un andamento concorde con il precedente indicatore in quanto si viene a cogliere lo stesso fenomeno da punti di vista solo lievemente diversi. Se all'inizio del periodo e complessivamente, solo 4 vescovi su 10 si trovavano nella fascia delle età più avanzate, alla fine, dopo 23 anni, 6 vescovi ogni 10 venivano a trovarsi in tale classe di età. Tale invecchiamento ha toccato non solo i vescovi europei che già nel 1978 costituivano la compagine più anziana (circa ½ dei vescovi europei si collocava nella classe di 65 anni ed oltre), ma anche tutti gli altri gruppi continentali, e persino i vescovi africani che nel 1978 risultavano essere i più giovani, hanno subito un processo di complessivo, forte, invecchiamento (la loro percentuale nella classe di età 65 anni e oltre è passata dal 22% al 44%).
In fine il terzo indicatore, indubbiamente connesso ai primi due, è costruito ragguagliando il numero di vescovi più giovani a quello dei più anziani, cioè, in modo più specifico, il numero di vescovi in età non superiore ai 49 anni rispetto a quello dei vescovi della classe di età 65 ed oltre.
Il significato di tale rapporto si rintraccia nel considerare che in tal modo si viene a calcolare, in via approssimata, una misura del tasso di rinnovo della compagine dei vescovi, ovvero come le forze più giovani intervengono nel sostituire i vescovi più anziani che usciranno dal gruppo. Alla luce dei precedenti risultati non sorprenda che anche questo indicatore punta nella direzione di un progressivo invecchiamento: se, complessivamente a livello planetario, si è passati da un tasso di rinnovo dello 0,38 nel 1978 ad un tasso molto inferiore, dello 0,09, nel volger di 23 anni, tale movimento si manifesta in tutti i continenti. Le caratteristiche che abbiamo appena visto si ripresentano evidenziate anche da questo indicatore: da un lato la situazione migliore e più dinamica è quella della Chiesa africana che scende da un tasso di rinnovo piuttosto sostenuto del 1,35 ad un valore molto inferiore 0,27 alla fine del periodo preso in analisi; dall'altro lato, quello della Chiesa europea che già nel 1978 presentava un valore di basso rinnovo (0,15), la discesa allo 0,06 mostra la pratica assenza di rinnovamento della compagine vescovile.
Come conseguenza degli indicatori appena considerati che puntano tutti nella stessa direzione proprio per la loro forte correlazione in quanto misurano praticamente la stessa realtà, seppur da angolazioni lievemente diverse, non appare di secondario interesse rilevare che i problemi posti da un'eventuale scelta che vada nella direzione di un ringiovanimento della compagine vescovile, risultano molto complessi. La loro considerazione esula dal presente livello di analisi e si può solo rammentare che un'eventuale decisione di intraprendere un'azione di ringiovanimento del gruppo dei vescovi attraverso l'abbassamento dell'età media di ascesa all'episcopato non va senza effetti sulla struttura per età della compagine, e che occorrerebbe controllare tali effetti attraverso un processo di simulazione della previsione demografica nell'ambito dell'ipotesi posta e a seconda dell'intensità che si voglia far intervenire nel processo di ringiovanimento.
Vogliamo in fine attirare l'attenzione del lettore sulla circostanza che in tutto quanto si è sin qui detto, ma anche quanto si dirà nei prossimi paragrafi, la conoscenza di importanti fenomeni di flusso, come l'eliminazione per morte dalla compagine vescovile, il passaggio da una classe di età all'altra per il trascorrere del tempo, le nuove immissioni per l'elevazione episcopale, i trasferimenti da un continente all'altro, ci viene a mancare. Tutti questi fenomeni sono presenti e operanti nella realtà ma restano sconosciuti alla nostra presente analisi, ancorata com'è a dati di stato, cioè a dati riferiti a date fisse. Naturalmente quanto abbiamo qui osservato pone un limite interpretativo all'analisi qui condotta, che, in mancanza della documentazione quantitativa dei flussi, resta pur sempre tale da farci cogliere i lineamenti essenziali e di più profondo effetto dei fenomeni osservati.

4. I Sacerdoti

Nelle Tavole 7, 8, 9 vengono presentati alcuni dati di consistenza e di flusso, relativi al periodo di 23 anni considerato in questa analisi, con i quali ci si può costruire una rappresentazione delle principali caratteristiche di tale gruppo ecclesiale.
Intanto notiamo (cfr. Tavola 7) che le registrazioni di stato nei tre anni 1978, 1988, 2001 suddividono i sacerdoti in diocesani e religiosi. Nel complesso il numero di sacerdoti declina molto debolmente (da 421 mila che erano nel 1978, si passa a 405 mila nel 2001) nel Mondo, tuttavia quando si analizzino partitamente le poste dei sacerdoti diocesani e dei sacerdoti religiosi ci si avvede che a fronte di una fondamentale stabilità di quelli, questi subiscono un declino numerico non irrilevante (diminuzione relativa nei 23 anni pari a - 12,5%). Nei vari continenti le dinamiche appaiono molto contrastate: l'Europa e l'Asia, ma parzialmente anche l'Africa, si pongono in posizione antitetica. Infatti in Europa si ha una sostanziale diminuzione sia dei sacerdoti diocesani sia dei sacerdoti religiosi - lo stesso fenomeno si verifica in Oceania, tuttavia in questo continente la relativamente bassa consistenza dei sacerdoti ne rende minore l'impatto - e il contingente al 1978 di 174 mila e 76 mila sacerdoti, rispettivamente diocesani e religiosi, si contrae sino a 144 mila e 62 mila, al 2001. Di contro in Asia si è assistito ad un incremento di sacerdoti di entrambi i gruppi. In Africa l'andamento del numero di sacerdoti diocesani ha assunto un carattere esplosivo in quanto il loro numero è passato da 5,5 mila a 17,6 mila, con un aumento relativo del 219,3%, mentre il numero di sacerdoti religiosi si è lievemente contratto nel corso dei 23 anni qui considerati.
Si può anche annotare che tali dinamiche hanno riassestato il peso relativo dei sacerdoti diocesani rispetto ai religiosi, tuttavia una variazione apprezzabile si è presentata solo in Africa, ove i religiosi che all'inizio del periodo risultavano circa il doppio dei diocesani, nel 2001 sono diventati sensibilmente di meno dei diocesani, ed in Asia dove, da un'iniziale situazione di parità si è passati nel corso del tempo ad una cospicua prevalenza dei sacerdoti diocesani.
I mutamenti appena descritti hanno influito, conseguentemente, sul peso nei vari continenti dei sacerdoti in generale, e di quelli religiosi e diocesani, come può leggersi nella Tavola 8 , al trascorrere del tempo.
Dal gioco combinato delle variazioni demografiche e dei mutamenti del numero dei sacerdoti nel complesso, appena visto, derivano degli assetti variabili del rapporto fra il numero di abitanti e il numero di sacerdoti, come anche del numero di cattolici per sacerdote. Entrambi questi rapporti sono venuti aumentando nel corso del tempo e, a livello planetario, si è passati da 10 mila abitanti per sacerdote nell'anno 1978 a un po' più di 15 mila nel 2001; tuttavia di maggior interesse risultano i dati relativi ai cattolici per sacerdote per ovvii motivi di efficienza ecumenica e di diretto rapporto fra gli operatori pastorali e i fedeli. Anche questo valore è aumentato nel volger del tempo praticamente in ogni continente. Nella dimensione globale del fenomeno si è passati dall'inizio alla fine del periodo considerato, da 1797 a 2619 cattolici per sacerdote. La dimensione del rapporto tuttavia ci appare non poco diversa da continente a continente; nel 2001, ad esempio, a fronte dei 1357 cattolici che gravitavano mediamente su ogni sacerdote in Europa, se ne contavano 4847 in Africa e 4359 in America e questi valori danno conto del differente assetto, almeno a livello macrosociale, dei rapporti e dei collegamenti religiosi.
Consideriamo ora i fenomeni di flusso - cfr. Tavola 9 - che si sono manifestati fra il 1979 ed il 2001 nel collettivo dei sacerdoti, sia religiosi sia diocesani, e che per le poste positive sono costituiti, in ordine d'importanza, dalle ordinazioni e dal reintegro nello stato sacerdotale, e per le poste negative, dai decessi, dalle defezioni dallo stato sacerdotale e dall'elevazione all'episcopato; resta poi da considerare il saldo netto (a volte positivo a volte negativo) dovuto ai movimenti migratori colto nella sua dimensione continentale.
Ebbene a livello planetario le ordinazioni superano, seppur di poco, i decessi, mentre le defezioni ed il passaggio a vescovo risultano ben maggiori dei reingressi per cui il numero di sacerdoti che all'inizio, nel 1978, era di 421 mila sacerdoti si riduce nel 2001 a 405 mila.
V'è ancora da rilevare la particolare struttura dei saldi migratori che mostrano una tendenza, anche se non molto accentuata, presente fra i sacerdoti a emigrare dall'Africa e dall'Asia verso le Americhe, anche se i dati, in mancanza di una maggiore specificazione, non permettono di cogliere i flussi di passaggio fra i vari continenti.
I comportamenti e le situazioni continentali ancora una volta appaiono differenziate: mentre in Africa ed in Asia le ordinazioni sopravanzano, e di molto, i decessi sicché complessivamente si verifica un cospicuo aumento del numero di sacerdoti, in Europa, verosimilmente per una struttura del corpo sacerdotale piuttosto anziana, i decessi sopravanzano non poco le ordinazioni in guisa che, anche per la presenza di numerose defezioni, il contingente dei sacerdoti si riduce, passando dai 250 mila all'inizio del periodo ai 207 mila alla fine. In Africa e in Asia le ordinazioni sopravanzano in modo cospicuo i decessi con gli esiti conseguenti.
In fine mette conto calcolare dei tassi di ordinazione e dei tassi di mortalità medi annui per 1000 sacerdoti (1) , che possono fornirci qualche indicazione rispettivamente sull'intensità del rinnovo e, indirettamente, sulla struttura più o meno anziana della popolazione sacerdotale.
Ebbene i seguenti risultati mettono in luce, cogliendo una situazione media nel periodo, il livello molto basso di ordinazioni in Europa, cui si contrappone il livello sostenuto dell'Africa e dell'Asia. Inoltre la mortalità elevata in Europa e relativamente bassa in Africa e in Asia indicano che, verosimilmente, ci troviamo di fronte ad una popolazione sacerdotale piuttosto anziana in Europa e, di contro, abbastanza giovane in Africa e in Asia.

Tali tassi sono stati calcolati come:

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5. I diaconi, i religiosi professi non sacerdoti e le religiose professe

L'attività pastorale dei vescovi e dei sacerdoti viene affiancata da altre figure di operatori religiosi e a questi dedichiamo le osservazioni che seguono.
Per cogliere un ordine di grandezza relativo dei vari gruppi religiosi notiamo subito che, al 2001, i diaconi permanenti diocesani e religiosi, assieme considerati, costituiscono un po' più della metà dei religiosi professi non sacerdoti (55 mila, al 2001) e che questi, a loro volta, sono molto di meno delle religiose professe (792 mila alla stessa data).
I tre gruppi di operatori pastorali appena ricordati hanno seguito, nel corso del tempo e a livello planetario, percorsi fra loro molto diversi: se i diaconi permanenti sono in fortissima espansione, i religiosi professi non sacerdoti e le religiose professe hanno invece subito una riduzione numerica di qualche rilievo.
Il numero dei primi si è più che quintuplicato nel Mondo, passando da 5,5 mila a 29,2 mila, dal 1978 al 2001, (con un incremento relativo del 425%), si confronti la Tavola 10. L'aumento si è verificato ovunque, tuttavia i ritmi di crescita sono stati piuttosto diversi da continente a continente: in Europa si è avuto un incremento rilevantissimo (732%), tanto che da un po' più di mille che erano nel 1978, sono ascesi, nel 2001, a 9,4 mila; in Africa, America e Oceania il ritmo di crescita è risultato dello stesso ordine di grandezza ma molto più contenuto rispetto a quello europeo (intorno al 320%), mentre in Asia, ove erano piuttosto pochi all'inizio del periodo, il ritmo di accrescimento è stato ancora più blando 121%). Questo sviluppo così differenziato dei vari contingenti continentali ha fatto sì che l'importanza percentuale dei diaconi permanenti nei vari continenti si sia modificata non poco nel corso dei 23 anni considerati: ad esempio, in Europa, all'inizio del periodo, essi costituivano il 20% del totale planetario, al 1988 erano passati al 24%, ed alla fine del periodo al 32%. Correlativamente, in America, ove v'è un altro consistente gruppo di diaconi permanenti, si è avuta una diminuzione del peso relativo; tutto ciò può vedersi con maggior dettaglio, ancora nella Tavola 10.
Il secondo gruppo preso in considerazione, cioè quello dei religiosi professi non sacerdoti, come si è appena ricordato, costituisce una compagine in notevole contrazione: se ne annoveravano 76 mila all'inizio del periodo e sono scesi a 55 mila alla fine (cfr. Tavola 11). Il peso continentale dei vari gruppi di religiosi professi era molto concentrato in Europa che, al 1978, ne raccoglieva il 49%, e nell'America con il 31% e proprio questi due paesi, assieme all'Oceania, che tuttavia annovera un esiguo contingente di religiosi professi, vedono le flessioni maggiori, del - 43% in Europa e del - 30% in America. Dunque, la flessione complessiva nel Mondo di questi religiosi è da ascrivere in primo luogo alla flessione riscontrata in questi due continenti. Questi andamenti determinano anche una dislocazione numerica differente, nel corso del tempo, fra i vari continenti: l'Europa e l'America, al 2001, risultano essere sempre i continenti con il maggior numero di religiosi professi non sacerdoti, ma con un peso relativo ben minore di quello riscontrato all'inizio del periodo, come può vedersi con i dati della Tavola 11.
Passiamo ora a considerare il terzo gruppo delle religiose professe che, come abbiamo anticipato poche righe più su, costituisce il gruppo di maggior peso numerico, osservandone sia le variazioni temporali, in regresso, sia quelle geografiche (cfr. Tavola 12). Ebbene le religiose professe che nel Mondo erano, al 1978, 991 mila diminuiscono progressivamente, tanto che al 2001 se ne contavano 792 (con una diminuzione relativa nel periodo del - 20%). Ancora una volta è importante notare la profonda differenza di comportamenti nei vari continenti che ricalca le caratteristiche già osservate per i religiosi professi non sacerdoti, accomunandone le determinazioni geografiche. Va rilevato che i gruppi più numerosi di religiose professe si trovano in Europa (il 55%) e in America (il 30%), e che le contrazioni di maggior rilievo si sono manifestate proprio in questi gruppi (- 34% in Europa, - 23% in America), oltre che in Oceania (- 37%), mentre in Africa e in Asia si hanno dei cospicui aumenti che controbilanciano l'anzidetta diminuzione, ma non sino al punto di annullarla. Ancora una volta possiamo considerare che questi movimenti influiscono sulle variazioni dei pesi continentali delle consistenze di religiose, come può direttamente leggersi nella Tavola 12.
Le variazioni relative riscontrate nel periodo 1978-2001 per i vari operatori pastorali (specificamente: vescovi, sacerdoti nel loro complesso, diaconi permanenti, religiosi non sacerdoti e religiose professe), vengono riassunte e presentate, per una visione d'insieme, nella Tavola 13, in cui possono leggersi distintamente sia per l'intero pianeta, sia per i diversi continenti; si rinvia comunque il lettore, per più dettagliate informazioni, ai vari paragrafi della presente analisi in cui abbiamo presentato, trattato e commentato i dati per ciascuno di questi gruppi pastorali. Rileviamo qui soltanto che l'unica categoria in forte espansione è quella dei diaconi permanenti e, in misura molto minore, quella dei vescovi; tutte le altre sono in regresso, più o meno accentuato, nel periodo ventitrennale considerato. Si può anche osservare nell'ambito della dimensione geografica, che l'Africa e l'Asia sono i continenti con tassi di crescita positivi per tutte le categorie pastorali, mentre gli altri tre continenti vedono delle flessioni più o meno accentuate di tutte le categorie, con esclusione di quella dei vescovi.

6. I membri degli istituti secolari, i missionari laici e i catechisti

Vi sono altre categorie di operatori pastorali che intervengono nell'azione di catechesi propria della Chiesa Cattolica, delle quali non è affatto privo d'interesse considerare le variazioni temporali e le determinazioni geografiche. Ci occupiamo qui di seguito, in modo specifico, dei catechisti, dei missionari laici e dei membri degli Istituti secolari.
Vale la pena avvertire, prima di qualsiasi altra considerazione, il lettore che i catechisti costituiscono, dal punto di vista numerico, la categoria di gran lunga più consistente, e che in questa analisi le date di riferimento sono lievemente mutate rispetto a quanto sin ora visto: i due anni serrafila del periodo qui considerato sono il 1990 e, come di consueto, il 2001.
Notiamo subito che nel complesso mondiale solo i membri degli Istituti secolari hanno subito una lieve flessione nell'arco degli 11 anni, passando da 31 mila a 30 mila dall'inizio alla fine del periodo. Delle altre due categorie i missionari laici si sono triplicati passando da 46 mila a 139 mila, e i catechisti hanno fatto registrare un robusto incremento anche se non così accentuato; si deve tuttavia considerare che la loro dimensione numerica iniziale era molto cospicua e di 1,8 milioni di catechisti che sono saliti a 2,8 milioni nel 2001.
Naturalmente le variazioni geografiche sono risultate piuttosto variegate, tanto che risulta di qualche interesse considerarne partitamente gli andamenti.
Iniziamo col rilevare che i membri degli Istituti secolari sono diminuiti in Europa, ove costituivano il gruppo più numeroso nel 1990 (80% di tutti i membri), e lievemente in Africa, mentre sono aumentati in tutti gli altri continenti.
I missionari laici, come si è già avuto modo di rammentare, sono aumentati ad un ritmo sostenuto in tutti i continenti, e in special modo in Asia, con la sola eccezione dell'Oceania che però aveva una consistenza numerica molto esigua.
I catechisti, infine, sono aumentati ad un ritmo sostenuto in tutte le aree geografiche senza eccezione alcuna: si può rilevare lo spiccato incremento registratosi in America.
In definitiva, si può sottolineare che a fronte della contrazione numerica di alcune categorie di operatori pastorali (e cioè i sacerdoti, i religiosi non sacerdoti, le religiose professe e i membri di Istituti secolari), a livello planetario, risultano in forte espansione i diaconi permanenti, i missionari laici ed i catechisti.
Tali tendenze, dunque, evidenziano come si siano manifestate, in questi ultimi 23 anni, delle scelte differenziate nel campo degli operatori pastorali e che sia in corso un riequilibrio delle varie categorie religiose: alla decrescita di alcune d'esse sembra corrispondere l'espansione di altre, quasi si attuasse un movimento compensativo; ciò può apparire indice di scelte religiose di differente genere e diversamente orientate. Cogliere gli eventuali flussi da una categoria all'altra potrebbe aprire un occhio su di una realtà in mutamento.

7. Il rinnovo delle compagini sacerdotali

Nel presente e nel successivo paragrafo vengono considerati i flussi di rinnovo ascrivibili alle vocazioni sacerdotali e alla presenza dei novizi e delle novizie negli Istituti religiosi di formazione. Delle analisi statistiche avevano evidenziato un'inversione di tendenza, verificatasi negli anni Settanta del trascorso secolo, che puntava verso un miglioramento sempre più positivo delle vocazioni religiose. I dati qui utilizzati - le serie storiche annuali del numero di vocazioni, a partire dal 1978 sino al 2001 - permettono di esaminare l'entità del miglioramento appena richiamato e di osservare se si sia consolidato, e se le tendenze intraviste negli anni Settanta si siano mantenute ed assestate.
Iniziamo dalla considerazione del numero dei candidati al sacerdozio, cioè del numero di studenti di filosofia e di teologia presenti nei seminari diocesani e in quelli religiosi, esibito nella Tavola 15, e con l'osservazione della dimensione numerica di alcuni indicatori della vocazione sacerdotale, presenti nella Tavola 16..
Ebbene, nell'intero Pianeta, il loro numero è venuto costantemente crescendo nel corso degli anni del periodo qui preso a base dell'analisi: dai 64 mila che erano nel 1978 si è passati a 112 mila nel 2001 (un incremento relativo del 76%) con una tendenza alla crescita continua e praticamente ininterrotta. Ciò diviene facilmente visibile nella Figura 1. Come abbiamo constatato più volte in precedenza, le diversità geografiche risultano assai marcate anche nel presente caso. Mentre in Africa e in Asia, ma in special modo nel primo continente, gli incrementi si mostrano rilevantissimi - quelli africani si stagliano per la loro imponenza - in Europa e in Oceania gli andamenti, pur nel complesso non negativi, risultano più contrastati nella crescita, e lievemente altalenanti. Anche in America un movimento espansivo è certamente presente e le determinazioni temporali sono risultate diverse nei due sub-continenti: l'America del Nord e quella del Centro Sud.

Quanto appena affermato trova riscontro sia scorrendo le cifre presentate nella Tavola 15, sia, soprattutto, osservando la Figura 2.
Come conseguenza di quanto appena asserito e visto, si ha che il peso relativo dei vari continenti, per quanto riguarda i candidati al sacerdozio, è venuto a modificarsi in modo sostanziale, sicché mentre l'Africa che al 1978 pesava per il 9% è passata, nel 2001, al 19%, e contestualmente l'Europa è discesa dal 37% al 23%.
Una importante misura che relativizza il numero dei candidati al sacerdozio e ne rende più perspicua l'interpretazione nella sua dimensione geografica, è costruita ragguagliando il loro numero a quello dei cattolici (nella Tavola 16 l'indice viene fornito per milione di cattolici) continente per continente.
In accordo con le tendenze espansive appena rilevate, ci si avvede non solo che i valori di tale indice sono in espansione a livello planetario, da 84 a 105 a 106 sacerdoti per milione di cattolici, rispettivamente nel 1978, 1988 e 2001, ma che le caratteristiche di espansione riscontrate nei vari continenti si ripercuotono su tali indicatori. Così mentre in Africa e in Asia l'indicatore risulta fortemente crescente ed anche di livello elevato al 2001, in Europa e in Oceania presenta un andamento altalenante e persino decrescente; in America poi l'andamento è crescente ma si attesta al 2001 su di un valore minimo fra quelli dei vari continenti.
L'ultimo indicatore presentato nella Tavola 16 è stato costruito in modo tale da ottenere il valore del numero di candidati al sacerdozio ogni 100 sacerdoti, e il suo significato è quello di misura media del tasso di rinnovo. Ancora una volta e in conseguenza degli andamenti temporali del numero di candidati al sacerdozio, l'indicatore a livello dell'intero Mondo presenta un andamento decisamente ascendente.
Si può ritenere che il ricambio del contingente dei sacerdoti venga garantito quando il rapporto fra seminaristi e sacerdoti (per 100) risulta non inferiore al 12,5%. Tale valore di soglia viene largamente oltrepassato a livello planetario, tuttavia le differenze geografiche sono, come quasi sempre, piuttosto marcate e meritano qualche riga di commento. Se in Africa, in Asia e nell'America Centro Meridionale il rinnovo del contingente dei sacerdoti risulta abbondantemente soddisfatto, in America del Nord, con l'indicatore al livello del 9,7, siamo al di sotto del valore della soglia di rimpiazzo. Lo stesso accade in alcune aree europee, scegliamone due di particolare importanza anche dal punto di vista numerico, ma non solo: in Italia, ad esempio, (11,3%) siamo al di sotto del valore di soglia, mentre in Polonia (24,5%) il rinnovo risulta in buona misura assicurato. La situazione media europea, con il valore 12,5% coincidente dunque con il valore di soglia di rinnovamento, risulterebbe tale da assicurare il rinnovo della compagine sacerdotale, tuttavia, come mostra il precedente esempio, la situazione ci appare abbastanza diversificata fra le varie aree e fra i diversi paesi europei. E' dunque prevedibile che in una situazione di così instabile equilibrio, potranno sorgere serie difficoltà in un prossimo futuro, nel ricambio della compagine sacerdotale, pur necessaria per il forte invecchiamento che la caratterizza.
La via di un possibile riequilibrio potrebbe passare per uno spostamento di seminaristi, una volta diventati sacerdoti, dall'Africa, dall'America Centro Meridionale e dall'Asia verso i paesi europei e nordamericani che fanno registrare un deficit nelle possibilità di rinnovo. Il problema tuttavia non è così direttamente affrontabile e semplicisticamente risolvibile, poiché proprio nelle aree a maggior vocazione sacerdotale il cattolicesimo attraversa, come abbiamo avuto modo di mettere in luce nei precedenti paragrafi, una fase di forte espansione, e quindi è qui che si manifesta il maggior fabbisogno di religiosi per mantenere inalterata la situazione attuale di buon equilibrio fra fedeli e sacerdoti. La questione, comunque, andrebbe analizzata, in un quadro d'insieme, anche alla luce delle nuove emergenti figure di operatori pastorali, non solo nei paesi di maggior espansione ma anche in quelli in cui la sostituzione della compagine sacerdotale mostra non poche ragnature.

8. I novizi e le novizie: un'analisi temporale

Le serie storiche annuali, dal 1982 al 2001, dei novizi e delle novizie presenti negli Istituti religiosi di diritto pontificio vengono presentate, rispettivamente, nelle Tavole 17 e 18.
Intanto si può considerare che a livello planetario la serie storica delle novizie risulta lievemente crescente negli anni Ottanta e poi, dopo una breve consistente flessione, si instaura un periodo di lentissima decrescita nel decennio successivo. La serie storica dei novizi presenta caratteristiche di fondo un po' dissimili con una lenta crescita in tutto il periodo. Risulta anche non privo d'interesse rilevare la dimensione numerica dei due contingenti: le novizie appaiono sempre più numerose dei novizi: l'ordine di grandezza del divario, peraltro grosso modo costante nel tempo, è di circa 2 novizie per ogni novizio.
Nella Figura 3 si possono anche osservare gli andamenti appena descritti al livello planetario. In particolare, nei grafici viene tracciata anche una linea di "regressione locale" che agevola la lettura delle tendenze sottostanti alle osservazioni. Possiamo asserire, senza entrare in dettagli tecnici, che tale linea smorza le variazioni, più o meno accidentali, che appaiono nei dati annuali permettendo di far emergere, e quindi di cogliere più agevolmente, la tendenza di fondo presente nel fenomeno.
Cosa affermare sugli andamenti temporali registrati in ciascun continente e sulle loro specificità? Ebbene per i novizi, sia tenendo presenti i dati della Tavola 17 sia, soprattutto, i grafici della Figura 4, in cui compare fra i punti-osservazione di ciascun continente anche la linea interpolante di "regressione locale", si evidenziano comportamenti diacronici nettamente distinti continente da continente. Sia in Asia sia in Africa la tendenza appare nitidamente crescente; di contro, in Europa la tendenza è, altrettanto nettamente, decrescente. In America la tendenza, dopo una iniziale lieve diminuzione, sembra puntare ad una lieve ripresa; v'è tuttavia da rammentare - come abbiamo in precedenza fatto - che un'analisi differenziata fra i due subcontinenti americani permetterebbe di far risaltare aspetti abbastanza differenziati, che, verosimilmente, accomunerebbero i comportamenti e le tendenze presenti nei subcontinenti a quelli di tipo africano e a quelli di tipo europeo. In Oceania, in fine, l'andamento risulta lievemente altalenante e comunque è relativo a valori piuttosto esigui, oscillanti intorno al centinaio di persone; forse anche per questa esiguità, che rimanda ad una certa fragilità delle strutture ecclesiali, non si individua una tendenza ben definita.
Alla presenza delle novizie presso gli Istituti religiosi nei vari continenti, nel periodo qui considerato, si possono estendere alcune delle osservazioni già fatte per il gruppo dei novizi, relativamente all'Oceania e all'America, precisando tuttavia che in questo continente la decrescita appare piuttosto marcata (cfr. Tavola 18 e Figura 5 e che il dato ha in sé la difficoltà interpretativa dinanzi richiamata. In Europa e in America gli andamenti sono abbastanza simili nei due gruppi, pur svolgendosi a livelli numerici ben distinti, mentre in Asia si registra nel primo periodo una tendenza alla crescita, come per i novizi, ma tale tendenza espansiva appare, nel caso presente, frenata sin quasi ad accennare ad una inversione negli ultimi anni. In fine nel continente africano il numero delle novizie cresce dall'inizio alla fine del periodo preso in considerazione.

9. Conclusioni

Giunti a questo punto dell'analisi quantitativa e geografica per grandi aree continentali di vari aspetti che riguardano la Chiesa Cattolica, possiamo tentare di tirare le fila di quanto abbiamo sin qui esposto. In questo paragrafo conclusivo fermiamo la nostra attenzione solo sugli aspetti che ci appaiono costituire le tendenze più marcate e di maggior rilievo, almeno dal punto di vista statistico e quantitativo, per le possibili future implicazioni che i nostri dati lasciano intravedere in modo più o meno netto e marcato.
Nei precedenti paragrafi, in particolare nel paragrafo 3, abbiamo osservato come il numero dei vescovi sia aumentato nel corso dei 23 anni analizzati, soddisfacendo alle esigenze dell'accresciuto numero dei fedeli e facendo fronte al riequilibrio certo numerico, ma anche funzionale, nei confronti del corpo sacerdotale. La situazione al 2001, serrafila superiore del periodo studiato, appare molto più equilibrata e armonica di quella iniziale, cioè del 1978, nei vari continenti. Purtuttavia in questo quadro di sviluppo positivo e ben equilibrato si inserisce una faglia - tale è da considerare soprattutto se ci si pone in una visione prospettica e di osservazione delle possibili, future dinamiche - non proprio vantaggiosa: ci riferiamo al forte invecchiamento della compagine dei vescovi. Complessivamente, nell'intero Mondo ma anche nei singoli continenti, nel corso dei 23 anni qui presi in esame, l'età media della compagine vescovile si è accresciuta di 5 anni, di modo che, se la tendenza dovesse permanere, assisteremmo ad un ulteriore incremento del segmento di vescovi in età superiore ai 65 anni che, al 2001 e a livello planetario, approssimava dal basso il 60%; si rammenti come ulteriore sintomo angustiante che per i vescovi europei tale percentuale sale al 64% e la situazione nordamericana non è molto diversa. Non si dovrebbe sottovalutare questo invecchiamento progressivo, assecondato anche da tassi di rinnovo piuttosto esigui in alcune aree continentali, poiché ponendosi in una prospettiva demografica si può facilmente arguire, anche se non in modo analitico per la mancanza della struttura per età dei vescovi, che nei prossimi lustri vi sarà una considerevole uscita di persone dalla popolazione vescovile. Ciò prefigura un fenomeno dai contorni poco armonici, almeno da un punto di vista quantitativo, con il crearsi di vuoti nella struttura vescovile. Ma oltre a questi prevedibili contraccolpi demografici, non dovrebbero essere trascurati anche gli aspetti negativi dell'organizzazione ecclesiale, cui i vescovi sono preposti, che ne potrebbero derivare.
Il numero di sacerdoti, siano essi diocesani siano essi religiosi, è in regresso anche se con differenze temporali, soprattutto se viste nel quadro geografico, di non poco conto - lo abbiamo ripetutamente messo in luce nelle pagine precedenti. Richiamiamo qui queste tendenze distintamente per le due categorie di sacerdoti.
I sacerdoti diocesani subiscono una variazione positiva, nell'arco temporale qui preso in considerazione, molto forte in Africa e di minor intensità, ma pur sempre largamente positiva, in Asia e in America (per questo continente uno sguardo attento alle differenze ci permette di vedere il comportamento differenziale fra le nazioni del Nord, con andamenti più simili a quelli europei e di regresso, e le nazioni del Centro Sud America con andamenti di forte espansione). In definitiva si potrebbe parlare, pur con tutti i limiti di una simile categorizzazione e con un certo riduttivismo linguistico, di 'africanizzazione' del fenomeno, o meglio di progressiva perdita di centralità del modello europeo.
Quanto ai sacerdoti religiosi, in prevalente seppur lento regresso in Africa, in America, in Europa e in Oceania, ed in forte espansione in Asia, si può rammentare che il consolidamento delle Chiese nazionali fa sì che si manifesti un certo movimento di rientro di tali sacerdoti verso le zone di originaria provenienza.
Appare del massimo interesse, per la complessità del fenomeno che sta prendendo sempre più una forma definita, osservare che contestualmente alla decrescita dei sacerdoti, soprattutto in Europa e nell'America settentrionale, è in forte espansione la compagine dei diaconi permanenti, religiosi e diocesani, dei missionari laici e dei catechisti. Quest'ultima categoria, peraltro, ha una rilevanza numerica che sopravanza di gran lunga tutte le altre. Tali tendenze che sembra si stiano affermando e consolidando nel corso degli ultimi anni, fanno affiorare scelte e motivazioni di scelta nuove e differenti dal passato, presenti nel corpo degli operatori pastorali. Ne consegue un ridimensionamento, lento ma progressivo, delle varie categorie degli operatori pastorali.
Si rileva inoltre, dall'esame degli andamenti temporali degli operatori pastorali e delle strutture territoriali destinate al servizio pastorale, che nel mondo cattolico è in atto un processo di trasformazione che fa diminuire il peso dei paesi europei e nordamericani e aumentare, per converso, quello di tutte le altre aree. La constatazione di quanto sta avvenendo permette di prevedere che, se non interverranno azioni correttive e di differente governo, la presente tendenza si accentuerà e che il riassetto e il riequilibrio numerico in campo religioso potrebbe assecondare l'affermarsi di un'accresciuta attenzione verso alcune ampie aree di malessere sociale, e il sorgere di un processo di riduzione delle disparità sociali, e forse anche economiche, fra paesi oggi molto lontani fra loro.
In fine vogliamo ricordare quanto sta accadendo alle forze più giovani e quindi anche propulsive della Chiesa Cattolica, che assicurano non solo il rimpiazzo dei sacerdoti e di tutta la struttura pastorale per la sua funzione ecumenica, ma anche apportano nuova linfa al corpo della Chiesa: ci riferiamo ai candidati al sacerdozio e, in modo particolare, ai novizi e alle novizie presenti negli Istituti religiosi.
Il quadro dei flussi dei candidati al sacerdozio ci appare particolarmente soddisfacente nella Chiesa africana, asiatica e americana (in particolar modo in quella dell'America Latina), mentre in Europa la situazione complessiva è di lieve declino a partire dai primi degli anni Novanta. In questo continente si può rilevare la dicotomia nello sviluppo esistente fra le nazioni occidentali e quelle orientali; in queste si assiste, contrariamente a quelle, ad una forte ripresa (caso a sé è costituito dalla Polonia che, in espansione nel decennio 1978-1988, ha fatto registrare un marcato regresso nel successivo periodo).
Le tendenze temporali del numero dei novizi seguono da presso quelle appena delineate per i candidati al sacerdozio, e mostrano un rapido e diffuso sviluppo della Chiesa africana, asiatica e dell'America Latina, e una contrazione progressiva della Chiesa europea e nordamericana. Per quel che riguarda le novizie, il cui numero è circa doppio rispetto a quello dei novizi, il loro andamento risulta lievemente declinante dopo un'ascesa che si è protratta per tutti gli anni Ottanta. Ancora una volta è la Chiesa africana a far registrare un aumento su tutto il periodo considerato mentre in tutti gli altri continenti, negli ultimi anni, si assiste ad un declino, ove più accentuato (Europa, America) ove più blando (Asia, Oceania), del loro numero. Non disponiamo di dati sufficientemente analitici per evidenziare le eventuali differenze fra l'America del Nord e l'America Latina, tuttavia è plausibile ritenere che le novizie della prima seguano un andamento numerico di tipo europeo, mentre quelle della seconda uno di tipo africano.