ORIENTARSI - Mondo Voc gennaio 2014                                                   Torna al sommario

 

 

PASTORALE GIOVANILE … IN MUSICA

Un'esperienza di crescita spirituale

Cosa s'impara cantando per Dio

 

“Fare” musica liturgica non significa semplicemente animare le celebrazioni, ma imparare ad ascoltare, a pregare, a riconoscere la ricchezza degli altri e a presentarsi a Dio con l’interezza della propria vita. Un’esperienza davvero importante, che fortifica la fede e può essere un valido percorso di pastorale giovanile.


Di Graziano Ghisolfi


coro_parrocchialeChi lavora a stretto contatto con i giovani conosce benissimo soddisfazioni e difficoltà, slanci e abbattimenti, sensazioni di superficialità e insieme di profondo lavoro interiore. È così la realtà, sono così le giovani generazioni e, forse, lo siamo anche noi che ci riteniamo adulti.


Non sfugge a questo vortice di contraddizioni anche il mondo della musica liturgica: infatti è spesso occasione di prese di posizione feroci da parte di opposti schieramenti (ma come, non siamo tutti credenti?) a causa di visioni troppo ideologizzate.


Eppure, quella musicale è un’esperienza veramente forte, soprattutto quando la facciamo in ambito liturgico.


Cosa ci può insegnare il “fare” musica liturgica? Può essere un’esperienza importante per una crescita spirituale? Penso proprio di sì e ve ne dico le ragioni che ho provato sulla mia pelle.

 


Gli insegnamenti della musica liturgica

animatore_litrgicoCon la musica ho imparato ad ascoltare: è la condizione necessaria per mettersi a cantare (quanta fatica fa un sordo ad emettere suoni!). Ascoltare i suoni e ascoltare le parole, ascoltare gli altri. La capacità di ascolto è la porta principale per entrare nel cuore dei fratelli di fede e anche in quello di Dio.


Fare insieme l’esperienza dell’animazione musicale della liturgia porta, come sbocco naturale, alla comunione fra le persone. Non c’è esperienza migliore per creare una unità di intenti. Preparare insieme un brano liturgico è un momento magico, in cui ci si trova davvero uniti non solo da un punto di vista strettamente tecnico, ma soprattutto come luogo di crescita nella fede e nella comunione. Non sai perché, ma al termine di una celebrazione percepisci di voler ancora più bene alle persone che hanno condiviso con te questo momento.


Ho imparato anche a pregare. Diciamo, meglio, che facendo musica liturgica ho trovato un linguaggio a me consono per rivolgermi a Dio nella maniera giusta: cantando posso lodare, ringraziare, invocare, meditare …. Quanti stati d’animo diversi! E non c’è spazio per una preghiera solitaria o autoreferenziale: ogni momento il canto liturgico ti offre le parole e la musica giusta per rivolgerti a Dio.


Sempre in questo grande solco della preghiera, nel canto liturgico ho imparato a pregare al ritmo della Chiesa seguendo l’Anno Liturgico.


Il “fare” musica liturgica insieme ad altri mi ha fatto anche scoprire la ricchezza delle persone attraverso la differenziazione dei ruoli. Non è detto che tutti debbano fare tutto. Ciascuno può avere il suo compito e il suo personale apporto, pur nell’armonia di un’unica esperienza comunitaria.


E non tralascerei un ultimo aspetto: nell’esecuzione di un brano musicale liturgico entra tutta la persona, non solo la testa. Cantare e suonare nella liturgia implicano un coinvolgimento totale di sé: partecipi con la voce, con l’esecuzione manuale, con la testa e con il cuore. In quel momento sei lì, con tutto te stesso, per presentarti a Dio con l’interezza della tua vita.

 


Musica liturgica e pastorale giovanile

musica_pastorale_giovanileSe, allora, è così importante la musica liturgica cosa si può fare per avvicinare i giovani a questa esperienza?


Direi, prima di tutto, di non pensare a questo ambito solo come “occasione” per “attirare” il mondo giovanile. Non deve essere uno specchietto per le allodole, per poi far fare ai giovani ciò che noi vogliamo. Occorre essere convinti che, attraverso la musica liturgica, c’è davvero una crescita di fede.


Detto questo penso che la strada maestra da percorrere sia quella di rendere protagonisti i giovani nella preparazione e relativa esecuzione di brani musicali per la liturgia.


Non dobbiamo avere paura di proporre la creazione di coro con l’accompagnamento di musicisti. Nelle nostre comunità esistono diversi ragazzi e giovani che studiano uno strumento, con un approccio anche serio e impegnato (Conservatorio o simili). Poter suonare in chiesa, magari non da soli, è sicuramente una possibilità preziosa per mettere a frutto quello che si impara in tanti anni di studi musicali. Accompagnare lo studio tecnico dello strumento ad una formazione liturgica permette un approccio serio e competente alla celebrazione.


Per tutti, poi, ci può essere la possibilità del coro. Il segreto sta nell’individuare un buon direttore: esperto, competente, musicalmente preparato, attento alle persone e alle dinamiche delle relazioni, buon conoscitore della liturgia e delle sue esigenze, innamorato di quello che fa al punto di trasmettere entusiasmo. Certo, non è facile trovare una persona così. Ma se non c’è, la formiamo.


Non è vero che i giovani non vogliano più impegnarsi in cose serie. Occorrono adulti che propongano e si buttino con costanza: i risultati, poi, arrivano.

 

 

 

 

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