| Era una SS poi rinunci |
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08 Novembre 2008Una vicenda avventurosa! Capace di rifiutare il giuramento e più volte imprigionato fu missionario in Giappone Il frate SS che disse «no» al nazismo Non ci fosse il prezioso inserto fotografico con le immagini di lui ventenne spilungone nel «Servizio di lavoro» a Rehem, di lui in saio nel convento di Salmünster, di lui nell’uniforme delle SS sul fronte orientale o lungo il Reno o in Francia, poi in quella della Wehrmacht; non ci fossero le successive sequenze nei campi di prigionia in Algeria o Marocco, per finire – con un balzo di quasi mezzo secolo – con uno scatto del 1993
fra l’imperatore giapponese Akihito e la consorte Michiko, sembrerebbe
una storia inverosimile. E invece la vita di padre Gereon
(all’anagrafe Karl) Goldmann è tutta in questo libro che, postumo,
arriva ora al pubblico italiano. Karl non aveva che 8 anni quando
nacque in lui il desiderio di diventare francescano e di partire
missionario per il Paese del Sol Levante. Il sogno si sarebbe
concretizzato solo nel 1954. Ma prima di quella data, che divide quasi
in due parti la sua parabola umana e spirituale, Goldmann avrebbe visto
di tutto, compresa la sua morte, miracolosamente evitata. Il lungo
memoriale si apre fra l’ascesa di Hitler in Germania e la seconda
guerra mondiale, quando l’ultimo giorno dell’agosto 1939 il novizio
viene chiamato alle armi e manifesta subito insofferenza per l’odio
vomitato contro la Chiesa dai gerarchi nazisti. Con coraggio Goldmann,
che come soldato si distingue per forte tempra, sfida il regime sul suo
stesso terreno: cita il Concordato, ma anche il Mein Kampf del Führer,
la letteratura cristiana, ma anche il Mito del XX secolo di Rosenberg.
Rassicurato dallo stesso Heinrich Himmler sulla possibilità di esercitare i suoi obblighi religiosi, Goldmann primeggia anche al corso ufficiali, ma quando gli viene richiesto un giuramento di fedeltà al nazismo si rifiuta. Al superiore dice: «Sono venuto alle SS dalla Wehrmacht. Là sulla fibbia c’era scritto Gott mit uns, 'Dio è con noi', in questa delle SS Meine Ehre heißt Treue, 'Il mio onore si chiama fedeltà'... Vuole nominare ufficiale uno che rompe l’impegno di fedeltà a Dio preso con giuramento?». Poi firma una lunga dichiarazione che comincia con la frase: «Dichiaro che l’ideologia nazionalsocialista e delle SS non è per me accettabile» (non però sottoscritta dagli altri confratelli e seminaristi camerati). Dimesso dalle SS e retrocesso nella Wehrmacht, Goldmann sfuggirà a diverse rappresaglie vedendo l’orrore di Dastoria/ chau e collaborando con la resistenza, protagonista di un’odissea che si snoda tra Francia e – dopo aver evitato la Russia – Italia, dove il vescovo di Patti gli permette di portare «con la debita riverenza la S. Comunione ai commilitoni e specialmente ai feriti». Durante una sosta a Roma riceve il permesso di emettere i voti solenni, cosa che farà di lì a poco durante una licenza. Rientrato in Italia nel 1944, in un’udienza con Pio XII ottiene di essere ordinato sacerdote (benché abbia studiato teologia solo per un semestre); riceverà l’ordinazione dall’arcivescovo di Algeri perché là internato in un campo dopo essere stato fatto prigioniero dai britannici. Finita la guerra (dopo aver conosciuto anche il vergognoso campo di Chartres, come documenta una foto durante una visita del nunzio Roncalli e dopo una condanna a morte sospesa all’ultimo istante), padre Gereon approderà a Tokyo secondo l’antico desiderio, iniziando subito a fare lo straccivendolo per aiutare i poveri. Da qui passerà anche in India (costruendo un ospedale a Manalikarai), rientrando poi in Giappone dove sono rimaste tante opere che parlano di lui (parrocchie, colonie per madri e bambini, un asilo, un convento, persino un istituto di musica sacra). Ma questa è un’altra storia che si ferma nel 2003, quando padre Gereon si spegne a Frauenthal, dopo aver trascorso in patria gli ultimi dieci anni della sua incredibile vita. (Marco Roncalli su Avvenire del 08 Novembre 2008) |
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