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Vergini consacrate e formazione PDF Stampa E-mail

ordo_virginum0001Da una conversazione del card. Danneels

Vergini consacrate e formazione

Parlando a un gruppo di vergini consacrate del Belgio, Francia e Lussemburgo, il card. Danneels ha fortemente sottolineato la necessità di una solida formazione umana, intellettuale e di quella riguardante la consacrazione. Un connotato di autenticità di questa vocazione è la gioia.

Nel quaderno 3/2009 della rivista OK ordens korrespondenz, dei superiori/e maggiori della Germania, è apparso un articolo sulle vergini consacrate, a firma di p. Rudolf Henseler CSrR, a dir poco provocatorio, intitolato Virgines consecratae - verunglückte Ordensfrauen?  L'autore raccoglie una serie di perplessità e di riserve che, a suo dire, circolano in vari ambienti, anche tra il clero e lo stesso episcopato, nei riguardi delle vergini consacrate, e le enuclea in dieci obiezioni, tra cui, per esempio, l'emissione di "un solo voto", o meglio del sanctum propositum che sembrerebbe mettere in ombra la scelta di valori primari quali la povertà e l'obbedienza; l'assenza della vita comune, la presenza tra le vergini di persone poco preparate e male scelte, alcune delle quali provengono dalle file della vita religiosa che hanno abbandonato, l'età troppo alta al momento della scelta... P. Rudolf afferma di aver voluto fare, per così dire, l'avvocato del diavolo, e in questo senso, scrive, deve essere letto ciò che ha riportato. Ma quasi a bilanciare queste "voci" ha citato le belle parole che Benedetto XVI ha pronunciate nel Congresso dell'orbo virginum nel maggio 2008, e quelle altrettanto positive e favorevoli apparse nel bollettino della diocesi di Regensburg, a firma di Maria Luisa Òfele, una figura di primo piano dell'Odo che durante il congresso aveva rivolto la parola al papa.
Nell'udienza alle partecipanti al congresso del 2008, Benedetto XVI, alludendo al tema Un dono nella Chiesa e per la Chiesa, aveva detto: «In questa luce desidero confermarvi nella vostra vocazione e invitarvi a crescere di giorno in giorno nella comprensione di un carisma tanto luminoso e fecondo agli occhi della fede, quanto oscuro e inutile a quelli del mondo». E aveva aggiunto: «La vostra vita sia una particolare testimonianza di carità e segno visibile del Regno futuro (RCV, 30). Fate in modo che la vostra persona irradi sempre la dignità dell'essere sposa di Cristo, esprima la novità dell'esistenza cristiana e l'attesa serena della vita futura. Così, con la vostra vita retta, voi potrete essere stelle che orientano il cammino del mondo». Senza dubbio coloro che fanno parte dell'ordine delle vergini, verso le quali la Chiesa nutre una così alta stima, avranno le loro risposte da dare. Alcune, per esempio, si possono trovare anche nella rivista Sequela Christi. periodico della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, che ha dedicato all'orbo virginum tutto il n. 1 del 2009 (quasi 300 pagine), partendo dall'aspetto storico e giungendo fino al Congresso del 2008 in cui la verginità consacrata nel mondo, è stata definita «un dono per la Chiesa e nella Chiesa». Tra le obiezioni riportate dalla rivista tedesca ce n'è una che forse merita un po' di approfondimento ed è quella che riguarda la formazione. Su questo argomento la rivista belga Vies consacrées ha pubblicato nel n. 4/2009 un'interessante conversazione tenuta tempo fa dal card. Godfried Danneels, arcivescovo di Malines-Bruxelles, a un gruppo di vergini consacrate del Belgio, Francia e Lussemburgo ed è a questa che vogliamo ora qui riferirci.

Necessaria la formazione umana
In quell'incontro il card. Danneels ha parlato della necessità di una formazione a tre livelli: umano, intellettuale e della vocazione specifica della vergine consacrata. Anzitutto la formazione umana. Per ricevere la consacrazione verginale, ha affermato, occorre anzitutto, «un reale equilibrio umano». Non che una certa fragilità sia incompatibile con la vocazione di vergine nella Chiesa, ma «non bisogna che la vocazione alla consacrazione verginale sia dedotta o derivi, più o meno, da una fragilità psicologica. Si tratta di un problema di discernimento, ma in ogni modo, l'ideale è che la vergine abbia un equilibrio serio e profondo». Un equilibrio che deve pervadere tutto l'essere ed esprimersi a un triplice livello: del corpo, dell'anima e nello spirito. Prima di tutto, un equilibrio del corpo. Ciò significa che la vergine deve sentirsi a suo agio nel proprio corpo. Non ci deve essere spazio perciò per i complessi e i problemi non regolati riguardanti la sessualità. Se infatti manca questo equilibrio, la persona abbraccerà una vita impossibile e diventerà una controtestimonianza per gli altri. In secondo luogo, un equilibrio dell'anima, ossia la capacità di amare gratuitamente, nel modo meno possessivo possibile. Ciò suppone un equilibrio della personalità, così da essere in maniera abituale portata verso gli altri, e quindi altruista, non concentrata nell'introspezione e nei propri problemi: «La facoltà di amare di un amore oblativo e vero è assolutamente indispensabile per ricevere la consacrazione verginale. La vergine non può essere una handicappata dell'amore!». In terzo luogo, un equilibrio nello spirito. Da che cosa una donna può riconoscere di essere chiamata alla vocazione di vergine? «Soprattutto da una certa purezza dell'anima, da una certa facilità a percepire le cose di Dio e della Chiesa; da una certa vulnerabilità, o ancora da una specie di permeabilità dello spirito nei riguardi di Dio, del Vangelo, della Chiesa, e verso i bisogni degli altri e del mondo».

Solitudine e irradiazione
L'equilibrio della personalità deve inoltre accompagnarsi alla capacità di vivere sola. Non in una sorta di ritiro dal mondo, ma sola nel mondo e in grado di provvedere ai propri bisogni, di stare da sola, ma aperta sulla Chiesa e i suoi bisogni e su quelli del mondo: «la solitudine richiesta alla vergine non è una chiusura in se stessa, cosa che sarebbe anche psicologicamente e spiritualmente un handicap».
Deve avere anche una certa attitudine a svilupparsi umanamente. La personalità di una vergine consacrata a Dio deve essere luminosa, altrimenti diventa un ostacolo per i nostri contemporanei che sono già così lontani dal Vangelo, dalla povertà, castità e dall'obbedienza. Attualmente, per esempio, se uno non si sposa, è considerato un handicappato dell'amore: «ci vuole quindi una personalità relativamente luminosa... dotata di un certo ottimismo». È estremamente importante che coloro che sono consacrati a Dio senza divisioni, seguendo i consigli evangelici - così poco compresi - sappiano esprimere la vera gioia. In effetti, il segno distintivo delle vocazioni sacerdotali, religiose e anche delle vergini consacrate, è oggi la gioia. Essa non è un prodotto di marketing. Al di là di ogni pubblicità per la vita consacrata, si può dire che la gioia è il miglior termometro di equilibrio, della salute interiore e spirituale. La gioia è assenza di febbre, mentre la tristezza è manifestazione di ipertermia. Ora, quando si ha la febbre, anche se non si conosce il nome della propria malattia, si sta male e si cerca di identificarne la causa. Così quando si è tristi in maniera abituale e senza motivo apparente, vuol dire che c'è la febbre. Può darsi che la malattia non sia molto grave, forse è una semplice influenza, ma bisogna cercarne la ragione. La gioia è il segno dell'equilibrio; la malinconia invece non è mai cosa buona.

Formazione intellettuale
Un secondo ambito importante della formazione è quello intellettuale. Questa, ovviamente, deve iniziare prima della consacrazione e continuare per tutta la vita. Non si tratta di una formazione in vista di un determinato compito. Il Rituale dice che la vergine prega, fa penitenza e si mette a servizio della Chiesa e del mondo. La consacrazione verginale non esige dunque una formazione intellettuale molto specializzata, a meno che non si abbia una occupazione che la richieda. Ma anche in questo caso, essa non è inerente alla consacrazione in quanto tale.
Non è nemmeno una formazione accademica ricercata per se stessa. Per le vergini consacrate in generale, sottolinea il cardinale, è decisiva piuttosto la formazione biblica. Si tratta di un'esigenza fondamentale: bisogna aver letto la Bibbia e si deve continuamente rileggerla. Come fare? Si possono, per esempio, suggerisce il cardinale, prendere tutti i giorni uno o due capitoli durante un quarto d'ora o venti minuti. A questo scopo bisogna avere sempre la Bibbia aperta e prevedere una tabella, e un angolo di preghiera in cui la Bibbia vi invita in ogni momento a prenderla e a leggerla. Un altro metodo consiste nel concentrare la lettura continua in alcuni giorni: si può leggere, per es., il Libro di Geremia in uno o più giorni di ritiro, i grandi profeti in otto giorni durante otto giorni di ritiro. Quando ci si concentra così nella lettura, questa penetra più profondamente nel cuore che non quando lo si fa mentre, per esempio, si cuociono le patate ... Comunque, rileva il cardinale, niente si oppone a questo genere di lettura. Ognuno deve fare la sua scelta. Ma qualunque sia il metodo impiegato, non ci si può dispensare da una lettura continua durante tutta la vita.
Di tanto in tanto, bisogna leggere anche un libro di teologia biblica. Per la vergine consacrata è certamente fondamentale il tema dell'Alleanza. Ma ci sono anche i temi della povertà e della verginità, quello della preghiera di Gesù e degli apostoli o anche una lettera di san Paolo.
È importante poi seguire delle sessioni o dei corsi, perché niente vale quanto la parola viva. Ascoltare, per esempio, qualcuno che introduce alla lettura di Isaia o di Geremia è preferibile a una lettura solitaria di una introduzione e a questi profeti. Oltre a ciò, sono necessari anche alcuni elementi di critica biblica, per saper distinguere i generi letterari e poter dialogare con la gente. Lo scopo non è di diventare degli specialisti nel campo della storicità dei Vangeli o nella questione sinottica o della triplice fonte della Genesi o del Pentateuco. «Lo scopo è la vostra vita spirituale. La preferenza deve essere data a delle introduzioni della Bibbia che non siano puramente tecniche ma spirituali, che privilegino l'ispirazione profonda e i valori della rivelazione presenti in ciascun libro».
Nella Bibbia, ha proseguito il cardinale, una preferenza assoluta deve essere attribuita al Salterio, che è la base della Liturgia delle ore, e costituisce quindi il nutrimento fondamentale di colui che vuole pregare come Chiesa.
È interessante anche leggere la Bibbia privilegiando le letture quotidiane proposte nella liturgia: si tratta di un metodo del tutto umano e di buon senso.
Indispensabile poi è anche una formazione liturgica. Una vergine consacrata deve infatti entrare nella spiritualità di ciascun tempo liturgico. Per la formazione, è importante dedicare del tempo allo studio della ecclesiologia, dal momento che la vocazione delle vergini è ecclesiale. La preferenza deve essere data alla meditazione del mistero della Chiesa. Dovranno essere letti i grandi testi storici sulla Chiesa a cominciare dalla Lumen gentium del Vaticano II. Infatti, «se volete essere figlie della Chiesa, dovete conoscere la Chiesa e in particolare il suo mistero profondo. La teologia della verginità, a cui dovete essere iniziate, è direttamente legata all'ecclesiologia». Fa parte della formazione intellettuale anche avere contatto con la storia della spiritualità, in modo speciale con quella dei martiri, delle vergini e dei monaci. Inoltre, ha aggiunto il cardinale, «penso alle grandi sante vergini della storia che dovete assolutamente leggere: Caterina da Siena, santa Brigida, santa Coletta, santa Mectilde, santa Gertrude... Nella storia della Chiesa c'è tutta una serie di vergini eminenti che hanno vissuto una spiritualità forte e bella particolarmente adatta a voi».

Formazione alla vocazione della vergine consacrata
Il terzo aspetto della formazione riguarda la verginità consacrata. Bisogna elaborare assieme al direttore spirituale un programma spirituale e attenervisi. Occorrerà trovare un ritmo personale adatto: quotidiano, settimanale, mensile e annuale, senza dimenticare la disciplina necessaria per osservare ciò che si è stabilito. A questo si deve aggiungere la pratica regolare dei sacramenti, in particolare l'Eucaristia e la Riconciliazione; inoltre la direzione spirituale e una certa formazione a discernere la propria vocazione e la tappa a cui si è giunti poiché non è la stessa cosa essere vergini consacrate a 30 o a 60 anni!
Ciò suppone l'apprendimento di una vera spiritualità della vita consacrata: spiritualità dell'offerta di sé, di oblazione a Dio, di sacrificio spirituale. In tutte le fibre del nostro essere noi apparteniamo a Dio e a lui solo.
La spiritualità della vergine è fondamentalmente ecclesiale. La vergine deve sentirsi solidale, in profondità con il mistero della chiesa e l'istituzione della Chiesa. Del resto esiste anche un vincolo di preferenza e di affetto spirituale con il vescovo, poiché è lui che consacra. Infine, la vergine deve essere umile. La consacrazione, ha concluso il cardinale, fa di voi delle "madri della chiesa", nel senso dell'umile servizio. E dunque importante formarvi a questa spiritualità di consacrazione e di oblazione, per meglio servire la Chiesa e nella Chiesa».


Note

1. L'espressione verunglückte Ordensfrauen si riferisce qui all'obiezione di quanti pensano che Tordo virginum sia una specie di bacino di raccolta di suore che hanno abbandonato il proprio istituto, perché incapaci di vivere in comunità, per cercare di vivere la vita consacrata nella solitudine.

(A cura di ANTONIO DALL'OSTO, Vergini consacrate e formazione, in "Testimoni", 1/2010, pp. 13-16)