| Cos'è il Postulato dal punto di vista dei seminaristi |
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![]() Il Postulato nell'esperienza dei Conventuali di Napoli
Un cammino di seria formazione di Simone Schiavone, postulante ofm conv E dopo che il Signore mi dette dei frati, lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo (FF 116). Sette, quanti i doni dello Spirito Santo, eravamo i postulanti dell'anno formativo 2008/2009 della provincia religiosa dei Frati minori conventuali di Napoli, chiamati a un'esperienza stabile di vita fraterna dopo aver condotto una breve permanenza presso una delle realtà conventuali della provincia o della custodia di Calabria, a seconda delle provenienze territoriali. Se si eccettua il caso di Paolo, arrivato a Benevento dopo un anno di postulato presso il convento di Brescia, e ora in noviziato, Andrea fin dall'infanzia ha conosciuto la figura di Francesco, ha vissuto a contatto con i frati e ha partecipato alle loro attività di pastorale giovanile e vocazionale, all'interno delle quali ha potuto maturare la sua chiamata alla sequela di Cristo, cosa che in Simone, cresciuto in una parrocchia di frati minori e sempre affascinato dal carisma francescano, è stata favorita dalla permanenza prolungata presso il convento S. Francesco in Montella (AV), arrivando talora a condurre per un certo tempo uno stile di vita come di consacrato, tra lavoro e preghiera. Rocco, invece, ha frequentato il seminario minore e parte del maggiore, cosa che gli è stata utile per confrontarsi con la sua scelta vocazionale, subendo il fascino del francescanesimo fino a una conversione progressiva alla vita religiosa; stesso fascino e stesso percorso hanno interessato la vita di Roberto, il più adulto tra noi, la cui ricca e prolungata esperienza di vita fuori casa per lavoro gli ha permesso un facile adattamento alla vita di comunità. Il postulandato, quindi, deve essere necessariamente preceduto da un periodo, durante la prima tappa di discernimento, in cui all'aspirante sia data la possibilità di confrontarsi con la vita comunitaria e con lo stile di vita dell'ordine nel quale ha deciso di proseguire il suo cammino da convertito, poiché «all'entusiasmo del primo incontro con Cristo dovrà ovviamente seguire lo sforzo paziente della quotidiana corrispondenza, che fa della vocazione una storia di amicizia con il Signore» (Ve 64). È per l'appunto l'esperienza che stanno conducendo i nostri tre aspiranti (Carlo, Giuseppe e Antonio), educati innanzitutto al dialogo personale con Dio, alla preghiera, all'ascolto della Parola, alla partecipazione ai sacramenti. La presenza di un formatore Un attento e responsabile discernimento deve necessariamente andare oltre gli appuntamenti stagionali vocazionali, che da noi si svolgono con cadenza mensile. Anche a casa, al-l'Università, sui luoghi di lavoro gli aspiranti sono invitati a vivere da "chiamati", testimoniando l'incontro con il volto di Gesù e prodigandosi per il prossimo, dedicandosi semmai nelle opere e nell'apostolato della Provincia religiosa a cui si aspira a far parte. In questa fase, poi, è del tutto fondamentale la presenza di un accompagnatore spirituale, che può come nel nostro caso identificarsi nel rettore del postulato o in un altro dei formatori, con il quale è condizione necessaria l'apertura a una comunicazione profonda, a beneficio del discernimento, onde affrontare da subito le difficoltà di partenza e lo spirito di incertezza. Questa tappa deve essere, cioè, una cartina al tornasole dell'avvento del postulandato, a cui si chiede generalmente di arrivare con un'adeguata e sufficiente crescita vocazionale. Per un buon cammino è altrettanto importante la maturità umana a fianco di quella a livello cristiano e religioso, che gli aspiranti devono avere per essere ammessi al postulandato: sufficiente conoscenza e accettazione di se stessi, capacità di azione e equilibrio affettivo; senso dell'apertura; una scala di valori e convinzioni sicure, sostenute però senza fanatismo, libertà e responsabilità nell'agire, senso dell'umorismo e della serietà, sufficiente preparazione intellettuale e culturale. Queste tematiche sono state l'argomento di uno dei corsi di formazione interna. Non sempre nella crescita personale ci si confronta con domande basilari circa la consapevolezza di essere amati, la riscoperta dei talenti ricevuti e dei limiti che ci appartengono, l'accettazione di se stessi (fisiologicamente, psichicamente e spiritualmente), la riconciliazione con se stessi, etc. È per questo che il primo confronto non è sempre facile. Solo la coscienza e la disponibilità a voler veramente crescere, accompagnate da una buona dose di fiducia nei confronti dei formatori a cui il Signore ci ha affidati, il silenzio, la meditazione e il discernimento, l'onestà con cui guardiamo e analizziamo la realtà presente e passata, una revisione costante di vita possono aiutare il candidato ad accettare, ad assimilare e a confrontarsi con questi suggerimenti per guarire e sviluppare una buona immagine di se stessi. Correlato a questo corso è stato l'incontro con uno psicologo esterno al fine di essere educati alla conoscenza e alla maturazione dei comportamenti e delle dinamiche di comunità; talora è stato utile anche il confronto personalmente con lui. Sull'aspetto prettamente spirituale è stato fondamentale l'introduzione ai valori della vita comunitaria e consacrata (GS 12,23-24), attraverso l'esperienza della prima comunità cristiana (At 2,42-47; 4, 32-37; 1Cor 1, 10-13; 5,6-8) e della protofraternità di Francesco (FF 370-371,387). In ogni ordine o istituto religioso in cui si chiede di far parte è importante avvicinarsi, conoscere e fare propria l'esperi rienza del fondatore/ice, 1 confrontarsi con la sua spiritualità e non ultimo vivere il carisma che identifica la vita fraterna (Ve 45-46). Così per noi è stato bello vedere come Francesco d'Assisi pregava, come viveva i tempi liturgici, quali attività lavorative voleva che i frati facessero fino ad attualizzare nella nostra vita questi insegnamenti. Durante l'anno formativo, poi, ci è stata offerta la possibilità di commentare assieme ad una suora immacolati-na il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica per affinare la cultura religiosa, almeno a livello elementare, aspetto che è preliminare al passaggio al noviziato. L'approccio alla liturgia e alla lectio Non meno trascurabile in preparazione a quest'ultima tappa è l'approccio alla sacra liturgia, con la quale si prende dimestichezza solo con il tempo. Le occasioni più propizie sono state le solennità (Natale e Pasqua), le celebrazioni eucaristiche e le funzioni presiedute dal vescovo metropolita, momenti importanti di presentazione alle varie fraternità laiche che animano il convento e alla realtà diocesana, religiosa e non. Al di fuori di questi appuntamenti la comunità formativa ha preferito che le altre messe quotidiane, da noi animate, fossero celebrate in sede riservata presso la nostra cappellina, presiedute talora anche da un sacerdote esterno, nostro formatore e non, ma comunque in rapporto vicino e sincero al convento, così da poter ricevere nuovi spunti di riflessioni. Si approfittava inoltre della presenza di questi sacerdoti per avere un colloquio o per accostarsi al sacramento della riconciliazione. La cappella del convento è stata la nostra "tenda del convegno" (Es 33, 7), il luogo cioè dell'incontro con il Signore. Tutta la nostra vita conventuale è organizzata attorno alla liturgia delle ore (l'ora terza e la nona sono libere e personali), presieduta sempre da un frate e accompagnata spesse volte dal piano; anche in assenza del frate musicista, preferiamo unanimemente cantare i salmi, avendo appreso le varie melodie, con l'esercizio e con il tempo, e avendo imparato anche ad accordarci 'a cappella'. Al mattino recitiamo comunitariamente la preghiera di consacrazione a Maria Immacolata, sotto la cui protezione è affidata la nostra provincia religiosa e sull'esempio di s. Massimiliano M. Kolbe, apostolo dell'Immacolata, a cui è titolata la nostra casa di postulato, alla sera recitiamo insieme il rosario e i vespri. La nostra giornata si chiude poi con la compieta. I salmi, come il servizio all'altare, la recita del rosario e le letture della messa, sono intonati secondo turni a cadenza mensile. Diamo molto spazio alla lectio divina del brano evangelico del giorno, focalizzando la nostra attenzione soprattutto sulla meditano e sulla collatio, oltre che all'adorazione eucaristica, che rappresenta il momento privilegiato dell'incontro silenzioso con Dio. Nei tempi liturgici forti di avvento e di quaresima la preghiera è fortemente intensificata secondo lo stile ereditato da san Francesco. La quaresima, solo per citare l'esperienza cronologicamente più vicina a noi, è stata innanzitutto improntata sull'astinenza, il digiuno, e la povertà dagli strumenti tecnologici superflui, pratiche a cui non sempre i cristiani di oggi sono educati e a cui la Chiesa ci richiama solerte. (1) Così nelle giornate del mercoledì delle Ceneri e nel Venerdì Santo abbiamo effettuato un solo pasto a base di pane e acqua, mentre per tutti i mercoledì e i venerdì abbiamo rispettato l'astinenza dalle carni, dai dolci, dalla frutta e dal vino. Lo spirito poi ha avuto molte opportunità per cibarsi della grazia divina mediante la disponibilità di maggior tempo dedicato alla meditazione personale, alla lettura e riflessione della parola di Dio e allo studio delle Fonti Francescane, il tutto accompagnato da un clima di silenzio, che si è garantito anche nel consumo dei pasti della colazione e della cena del venerdì. Ogni pomeriggio, dopo il tempo del riposo, per due/tre ore bisognava garantire il raccoglimento e la solitudine, nello specifico, il venerdì, dopo il pio esercizio della Via Crucis, in sede del tutto riservata a noi postulanti, che elaboravamo anche le meditazioni sulle stazioni, iniziava un tempo di rigoroso silenzio fino alla colazione del giorno dopo, onde facilitare lo studio, la meditazione e la preghiera specie per il fratello che di venerdì in venerdì, a turno, accoglieva nella propria cella il Santo Volto. Il pomeriggio di ogni giovedì era dedicato all'adorazione eucaristica individuale con turni della durata di un'ora, con piccoli segni sempre diversi atti a incentivare lo spirito di fraternità spirituale. Quotidianamente, poi, eravamo invitati a recitare la coroncina della Divina Misericordia. Nell'arco del tempo quaresimale abbiamo fatto esperienza anche di pratiche che ormai sono quasi del tutto superate nella vita comunitaria, la cui perdita può essere annoverata tra le cause della crisi della vita consacrata di comunità: la condivisione della Parola di vita, il capitolo delle colpe, il donare al fratello qualcosa a cui si è fortemente legati, lo spirito di sacrificio verso il fratello più in difficoltà. La giornata vissuta intensamente Questo modo profondamente spirituale di vivere la giornata non può essere certamente alla portata di tutti, ma un sano e costante esercizio può essere l'approccio più giusto e l'antidoto più efficace. Sin dall'ingresso in postulato, infatti, siamo stati abituati a vivere questi momenti forti di deserto tra silenzio e meditazione. Con cadenza mensile ci proponiamo una o al massimo due giornate consecutive da trascorrere in preghiera, ciascuno nella sua cella. La liturgia delle ore e il rosario viene annunciato dal suono della campana, compito affidato a uno di noi per l'intera giornata, così che nella solitudine si eleva al cielo una preghiera comunitaria. Anche il pranzo e la cena sono individuali ma consumati allo stesso momento: un altro postulante ha l'incarico di lasciare e di ritirare davanti la cella di ogni fratello la cesta che la cuoca avrà accuratamente preparata. Tra una pre-ghiera e l'altra si utilizza il tempo per la lectio divina personale, la meditazione di un passo evangelico o dalle Fonti Francescane proposto, per la redazione del proprio diario spirituale che dovrebbe registrare le esperienze più travolgenti della vita religiosa. Ciascuna di queste giornate di deserto termina con l'adorazione eucaristica notturna: l'Ostia esposta in cappella per tutta la notte viene visitata da ciascun postulante con turni della durata di un'ora. Questo stesso schema, con la variante del consumo comunitario dei pasti, viene adottato anche quando viene a farci visita (circa ogni 20 giorni) p. Angelo Dal Bello orni, il quale tiene delle conferenze su varie tematiche; il tutto per garantire un clima di raccoglimento, necessario alla direzione spirituale o al sacramento della riconciliazione da lui presieduti, e per lasciare spazio che il Signore parli al nostro cuore. Condivisione dell'esperienza di vita A termine di queste giornate intense e spiritualmente formative abbiamo una giornata da trascorrere as-sieme, in visita ad un santuario e a qualche cittadina turisticamente in-teressante. La fiducia che i nostri formatori ripongono in noi, vista l'età e l'esperienza che alcuni di noi posseggono, ci permette di muoverci anche quando essi sono particolarmente impegnati. Non sono mancate le partecipazioni ad alcuni appuntamenti rivelanti della nostra Provincia, approfittando così di incontrare e conoscere le altre comunità. Altri importanti momenti ricreativi sono un pomeriggio libero a settimana da trascorrere individualmente in convento o all'esterno per dare spazio allo sport, agli hobby, agli incontri con amici o parenti; la visione di un film e il fare fraternità a chiusura della giornata, prima di compieta. Per favorire questa fraternità è innanzitutto fondamentale pregare in-sieme e condividere il Vangelo. San Francesco dava molta importanza anche alla condivisione della esperienza di vita. Così una volta al mese in presenza dei frati ciascuno descrive il punto del suo cammino, la natura e la modalità delle iniziative che porta avanti, mettendole a confronto anche con quelle degli altri; assieme si avanzano nuove proposte, si dibattono e si programmano le nuove attività. Il tutto viene poi accuratamente registrato, approvato dal rettore e depositato presso l'archivio del postulato. Il rettore non è del tutto estraneo agli argomenti che ciascun postulante porterà in queste verifiche mensili dato che esse sono generalmente precedute da colloqui individuali; contemporaneamente il vicerettore fa il quadro della situazione che avrà accuratamente registrato sul diario del postulato. Dalla volontà di vivere concretamente Gesù povero e crocifisso, che è il nostro carisma conventuale, nasce l'impegno al servizio verso i più deboli e i più bisognosi. Se l'esperienza presso la mensa della Caritas della locale curia arcivescovile è stata un'opportunità per vivere l'incontro di Francesco con il lebbroso (FF 1034), l'assistenza a padre Tarcisio, un frate ammalato ospite presso la nostra comunità, ha permesso di confrontarci con una realtà che non è quasi mai estranea alle comunità religiose come alle famiglie civili, dove gli anziani, per di più ammalati, non ricevono sempre la giusta considerazione e la necessaria cura. Per il fatto stesso che p. Tarcisio aveva bisogno di essere accudito durante i pasti, essere accompagnato a letto e in bagno, essere lavato e cambiato, essere aiutato negli spostamenti, l'esperienza ha assunto un profondo valore formativo a livello personale e comunitario, oltre che l'occasione di conoscere l'operato che il frate ha prestato alla provincia religiosa e la recente storia della stessa, che egli ci ha raccontato direttamente. Un importante appuntamento di re-sponsabilizzazione è dato dal servizio di accoglienza degli aspiranti e degli ospiti in genere, per i quali si provvede alla sistemazione delle camere e alle loro singole esigenze per il tempo di permanenza, e dalle pulizie del convento. La cura della casa incentiva la fraternità, consolida il clima di famiglia e migliora l'immagine della casa. (2) Per evitare gli attaccamenti agli spazi della casa e involontari atteggiamenti di appropriazione degli stessi, i formatori hanno provveduto alla redazione di un calendario delle pulizie settimanali con una turnazione mensile, così che nell'arco di un anno formativo ciascuno ha avuto la possibilità di occuparsi di ogni ambiente della casa. Provvediamo noi direttamente alla preparazione della cena, dei pasti domenicali e in qualsiasi momento in cui è assente la cuoca. Nella pienezza dello spirito fraterno e quali membri di una stessa famiglia siamo a disposizione dei frati per gli acquisti, per gli accompagnamenti fuori convento, per il supporto informatico, per i contatti multimediali con terzi, per altri servizi tipo di segreteria, ugualmente essi collaborano nelle attività di pulizia, nell'assetto delle stoviglie e del refettorio, nei servizi di lavanderia e di infermeria. Il nostro motto, pertanto, è "nella fraternità è la collaborazione, collaborando si fa fraternità". Note 1. Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2009. 2. F. Bustillo, "Una fraternità in missione", Testimoni 4 (2009) 17-19. S. SCHIAVONE, Un cammino di seria formazione, il Postulato nell'esperienza dei Conventuali di Napoli, in "Testimoni", 20/2009, pp. 15-18
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