| 2013 50 GMPV Mess. |
L GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
21 APRILE 2013 IV DOMENICA DI PASQUA
"Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede"
Cari fratelli e sorelle! |
| 2012 49 GMPV Mess. |
XLIX GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
29 APRILE 2012 IV DOMENICA DI PASQUA
"Le vocazioni dono della Carità di Dio"
Cari fratelli e sorelle! |
| 2011 48 GMPV Mess. |
XLVIII GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
15 MAGGIO 2011 IV DOMENICA DI PASQUA
"Proporre le vocazioni nella Chiesa locale"
Cari fratelli e sorelle! La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quarta Domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: "Proporre le vocazioni nella Chiesa locale". Settant’anni fa, il Venerabile Pio XII istituì la Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito, opere simili sono state fondate dai Vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta all'invito del Buon Pastore, il quale, "vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore", e disse: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate, dunque, il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe!" (Mt 9,36-38). Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Confratelli nell’Episcopato. Per dare continuità e diffusione alla vostra missione di salvezza in Cristo, è importante "incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie" (Decr. Christus Dominus, 15). Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto. Abbiate cura nella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni, strumento prezioso di promozione e organizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che la sostiene e ne garantisce l’efficacia. Vorrei anche ricordarvi, cari Confratelli Vescovi, la sollecitudine della Chiesa universale per un’equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell’intera Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che "il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana" (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e speciale saluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti. In particolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale delle vocazioni: i sacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l’humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano "animate da spirito di fede, di carità e di pietà" (ibid.), capaci di aiutare i figli e le figlie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino "di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado" (ibid.). Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell’unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio della comunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale - la catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari - è una preziosa opportunità per suscitare nel Popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta. La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità la disponibilità a dire "sì" al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe. Con questo auspicio, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione. Dal Vaticano, 15 novembre 2010 BENEDICTUS PP. XVI © Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana |
| 2010 47 GMPV Mess. |
XLVII GIORNATA MONDIALE
DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
25 APRILE 2010 IV DOMENICA DI PASQUA
"La Testimonianza suscita vocazioni" Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle! La 47a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà la IV domenica di Pasqua - domenica del "Buon Pastore" - il 25 aprile 2010, mi offre l'opportunità di proporre alla vostra riflessione un tema che ben si intona con l'Anno Sacerdotale: La testimonianza suscita vocazioni. La fecondità della proposta vocazionale, infatti, dipende primariamente dall'azione gratuita di Dio, ma, come conferma l'esperienza pastorale, è favorita anche dalla qualità e dalla ricchezza della testimonianza personale e comunitaria di quanti hanno già risposto alla chiamata del Signore nel ministero sacerdotale e nella vita consacrata, poiché la loro testimonianza può suscitare in altri il desiderio di corrispondere, a loro volta, con generosità all'appello di Cristo. Questo tema è dunque strettamente legato alla vita e alla missione dei sacerdoti e dei consacrati. Pertanto, vorrei invitare tutti coloro che il Signore ha chiamato a lavorare nella sua vigna a rinnovare la loro fedele risposta, soprattutto in quest'Anno Sacerdotale, che ho indetto in occasione del 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, modello sempre attuale di presbitero e di parroco. Già nell'Antico Testamento i profeti erano consapevoli di essere chiamati con la loro esistenza a testimoniare ciò che annunciavano, pronti ad affrontare anche l'incomprensione, il rifiuto, la persecuzione. Il compito affidato loro da Dio li coinvolgeva completamente, come un "fuoco ardente" nel cuore, che non si può contenere (cfr Ger 20,9), e perciò erano pronti a consegnare al Signore non solo la voce, ma ogni elemento della loro esistenza. Nella pienezza dei tempi, sarà Gesù, l'inviato del Padre (cfr Gv 5,36), a testimoniare con la sua missione l'amore di Dio verso tutti gli uomini, senza distinzione, con particolare attenzione agli ultimi, ai peccatori, agli emarginati, ai poveri. Egli è il sommo Testimone di Dio e del suo anelito per la salvezza di tutti. All'alba dei tempi nuovi, Giovanni Battista, con una vita interamente spesa per preparare la strada a Cristo, testimonia che nel Figlio di Maria di Nazaret si adempiono le promesse di Dio. Quando lo vede venire al fiume Giordano, dove stava battezzando, lo indica ai suoi discepoli come "l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29). La sua testimonianza è tanto feconda, che due dei suoi discepoli "sentendolo parlare così, seguirono Gesù" (Gv 1,37). Anche la vocazione di Pietro, secondo quanto scrive l'evangelista Giovanni, passa attraverso la testimonianza del fratello Andrea, il quale, dopo aver incontrato il Maestro e aver risposto al suo invito a rimanere con Lui, sente il bisogno di comunicargli subito ciò che ha scoperto nel suo "dimorare" con il Signore: "Abbiamo trovato il Messia - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù" (Gv 1,41-42). Così avvenne per Natanaele, Bartolomeo, grazie alla testimonianza di un altro discepolo, Filippo, il quale gli comunica con gioia la sua grande scoperta: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mose, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret" (Gv 1,45). L'iniziativa libera e gratuita di Dio incontra e interpella la responsabilità umana di quanti accolgono il suo invito a diventare strumenti, con la propria testimonianza, della chiamata divina. Questo accade anche oggi nella Chiesa: Iddio si serve della testimonianza di sacerdoti, fedeli alla loro missione, per suscitare nuove vocazioni sacerdotali e religiose al servizio del Popolo di Dio. Per questa ragione desidero richiamare tre aspetti della vita del presbitero, che mi sembrano essenziali per un'efficace testimonianza sacerdotale. Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l'amicizia con Cristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è questo che suscitava nei discepoli il desiderio di vivere la stessa esperienza, imparando da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio. Se il sacerdote è l"'uomo di Dio", che appartiene a Dio e che aiuta a conoscerlo e ad amarlo, non può non coltivare una profonda intimità con Lui, rimanere nel suo amore, dando spazio all'ascolto della sua Parola. La preghiera è la prima testimonianza che suscita vocazioni. Come l'apostolo Andrea, che comunica al fratello di aver conosciuto il Maestro, ugualmente chi vuol essere discepolo e testimone di Cristo deve averlo "visto" personalmente, deve averlo conosciuto, deve aver imparato ad amarlo e a stare con Lui. Altro aspetto della consacrazione sacerdotale e della vita religiosa è il dono totale di sé a Dio. Scrive l'apostolo Giovanni: "In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (1Gv 3,16). Con queste parole, egli invita i discepoli ad entrare nella stessa logica di Gesù che, in tutta la sua esistenza, ha compiuto la volontà del Padre fino al dono supremo di sé sulla croce. Si manifesta qui la misericordia di Dio in tutta la sua pienezza; amore misericordioso che ha sconfitto le tenebre del male, del peccato e della morte. L'immagine di Gesù che nell'Ultima Cena si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge ai fianchi e si china a lavare i piedi agli Apostoli, esprime il senso del servizio e del dono manifestati nell'intera sua esistenza, in obbedienza alla volontà del Padre (cfr Gv 13,3-15). Alla sequela di Gesù, ogni chiamato alla vita di speciale consacrazione deve sforzarsi di testimoniare il dono totale di sé a Dio. Da qui scaturisce la capacità di darsi poi a coloro che la Provvidenza gli affida nel ministero pastorale, con dedizione piena, continua e fedele, e con la gioia di farsi compagno di viaggio di tanti fratelli, affinché si aprano all'incontro con Cristo e la sua Parola divenga luce per il loro cammino. La storia di ogni vocazione si intreccia quasi sempre con la testimonianza di un sacerdote che vive con gioia il dono di se stesso ai fratelli per il Regno dei Cieli. Questo perché la vicinanza e la parola di un prete sono capaci di far sorgere interrogativi e di condurre a decisioni anche definitive (cfr Giovanni Paolo 11, Esort. ap. post-sinod. Pastores dabo vobis, 39). Infine, un terzo aspetto che non può non caratterizzare il sacerdote e la persona consacrata è il vivere la comunione. Gesù ha indicato come segno distintivo di chi vuol essere suo discepolo la profonda comunione nell'amore: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35). In modo particolare, il sacerdote dev'essere uomo di comunione, aperto a tutti, capace di far camminare unito l'intero gregge che la bontà del Signore gli ha affidato, aiutando a superare divisioni, a ricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni, a perdonare le offese. Nel luglio 2005, incontrando il Clero di Aosta, ebbi a dire che se i giovani vedono sacerdoti isolati e tristi, non si sentono certo incoraggiati a seguirne l'esempio. Essi restano dubbiosi se sono condotti a considerare che questo è il futuro di un prete. È importante invece realizzare la comunione di vita, che mostri loro la bellezza dell'essere sacerdote. Allora, il giovane dirà: "questo può essere un futuro anche per me, così si può vivere" (Insegnamenti I, [2005], 354). Il Concilio Vaticano II, riferendosi alla testimonianza che suscita vocazioni, sottolinea l'esempio di carità e di fraterna collaborazione che devono offrire i sacerdoti (cfr Decreto Optatam totìus, 2). Mi piace ricordare quanto scrisse il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II: "La vita stessa dei presbiteri, la loro dedizione incondizionata al gregge di Dio, la loro testimonianza di amorevole servizio al Signore e alla sua Chiesa - una testimonianza segnata dalla scelta della croce accolta nella speranza e nella gioia pasquale -, la loro concordia fraterna e il loro zelo per l'evangelizzazione del mondo sono il primo e il più persuasivo fattore di fecondità vocazionale" (Pastores dabo vobis, 41 ). Si potrebbe dire che le vocazioni sacerdotali nascono dal contatto con i sacerdoti, quasi come un prezioso patrimonio comunicato con la parola, con l'esempio e con l'intera esistenza. Questo vale anche per la vita consacrata. L'esistenza stessa dei religiosi e delle religiose parla dell'amore di Cristo, quando essi lo seguono in piena fedeltà al Vangelo e con gioia ne assumono i criteri di giudizio e di comportamento. Diventano "segno di contraddizione" per il mondo, la cui logica spesso è ispirata dal materialismo, dall'egoismo e dall'individualismo. La loro fedeltà e la forza della loro testimonianza, poiché si lasciano conquistare da Dio rinunciando a se stessi, continuano a suscitare nell'animo di molti giovani il desiderio di seguire, a loro volta, Cristo per sempre, in modo generoso e totale. Imitare Cristo casto, povero e obbediente, e identificarsi con Lui: ecco l'ideale della vita consacrata, testimonianza del primato assoluto di Dio nella vita e nella storia degli uomini. Ogni presbitero, ogni consacrato e ogni consacrata, fedeli alla loro vocazione, trasmettono la gioia di servire Cristo, e invitano tutti i cristiani a rispondere all'universale chiamata alla santità. Pertanto, per promuovere le vocazioni specifiche al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, per rendere più forte e incisivo l'annuncio vocazionale, è indispensabile l'esempio di quanti hanno già detto il proprio "sì" a Dio e al progetto di vita che Egli ha su ciascuno. La testimonianza personale, fatta di scelte esistenziali e concrete, incoraggerà i giovani a prendere decisioni impegnative, a loro volta, che investono il proprio futuro. Per aiutarli è necessaria quell'arte dell'incontro e del dialogo capace di illuminarli e accompagnarli, attraverso soprattutto quell'esemplarità dell'esistenza vissuta come vocazione. Così ha fatto il Santo Curato d'Ars, il quale, sempre a contatto con i suoi parrocchiani, "insegnava soprattutto con la testimonianza di vita. Dal suo esempio, i fedeli imparavano a pregare" (Lettera per l'Indizione dell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009). Possa ancora una volta questa Giornata Mondiale offrire una preziosa occasione a molti giovani per riflettere sulla propria vocazione, aderendovi con semplicità, fiducia e piena disponibilità. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, custodisca ogni più piccolo germe di vocazione nel cuore di coloro che il Signore chiama a seguirlo più da vicino; faccia sì che diventi albero rigoglioso, carico di frutti per il bene della Chiesa e dell'intera umanità. Per questo prego, mentre imparto a tutti la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 13 novembre 2009 BENEDICTUS PP. XVI
|
| 2009 46 GMPV Mess. |
XLVI GIORNATA MONDIALE
|
| 2008 45 GMPV Mess. |
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
|
| 2007 44 GMPV Mess. |
Messaggio del Santo Padre per la XLIV Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni - 29 aprile 2007
La vocazione al servizio della Chiesa comunioneVenerati Fratelli nell'Episcopato,cari fratelli e sorelle!L'annuale Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è un'opportuna occasione per porre in luce l'importanza delle vocazioni nella vita e nella missione della Chiesa, ed intensificare la nostra preghiera perché crescano in numero e qualità. Per la prossima ricorrenza vorrei proporre all'attenzione dell'intero popolo di Dio il seguente tema, quanto mai attuale: la vocazione al servizio della Chiesa comunione.Lo scorso anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle Udienze generali del mercoledì, dedicato al rapporto tra Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima comunità cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleo originario, quando alcuni pescatori di Galilea, incontrato Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce ed accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini!» (Mc l, 17; cfr Mt 4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più diretta con Lui alla realizzazione del suo disegno salvifico. Nell'Antico Testamento all'inizio chiamò Abramo per formare «un grande popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per liberare Israele dalla schiavitù d'Egitto (cfr Es 3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i profeti, per difendere e tener viva l'alleanza con il suo popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia promesso, invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui (cfr Mc 3,14) e a condividere la sua missione. Nell'Ultima Cena, affidando loro il compito di perpetuare il memoriale della sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla fine dei tempi, rivolse per essi al Padre questa accorata invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il qua1e mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). La missione della Chiesa si fonda pertanto su un'intima e fedele comunione con Dio.La Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II descrive la Chiesa come «un popolo radunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (n. 4), nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciò comporta che in esso si rifletta l'amore trinitario e, grazie all'opera dello Spirito Santo, tutti i suoi membri formino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo. Soprattutto quando si raduna per l'Eucaristia questo popolo, organicamente strutturato sotto la guida dei suoi Pastori, vive il mistero della comunione con Dio e con i fratelli. L'Eucaristia è la sorgente di quell'unità ecclesiale per la quale Gesù ha pregato alla vigilia della sua passione: «Padre ... siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato" (Gv 17,2 1). Questa intensa comunione favorisce il fiorire di generose vocazioni al servizio della Chiesa: il cuore del credente, ripieno di amore divino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del Regno. Per promuovere le vocazioni è dunque importante una pastorale attenta al mistero della Chiesa-comunione, perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde, corresponsabile, premurosa, impara certamente più facilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura delle vocazioni esige pertanto una costante "educazione" ad ascoltare la voce di Dio, come fece Eli che aiutò il giovane Samuele a capire quel che Dio gli chiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr 1 Sam 3,9). Ora l'ascolto docile e fedele non può avvenire che in un clima di intima comunione con Dio. E questo si realizza innanzitutto nella preghiera. Secondo l'esplicito comando del Signore, noi dobbiamo implorare il dono delle vocazioni in primo luogo pregando instancabilmente e insieme il «padrone della messe». L'invito è al plurale: «Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo invito del Signore ben corrisponde allo stile del «Padre nostro" (Mt 6,9), preghiera che Egli ci ha insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto il Vangelo», secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr De Oratione, 1,6: CCL 1, 258). In questa chiave è illuminante anche un'altra espressione di Gesù: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ci invita dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con insistenza, perché Egli mandi vocazioni al servizio della Chiesa-comunione.Raccogliendo l'esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio Vaticano II ha posto in evidenza l'importanza di educare i futuri presbiteri a un'autentica comunione ecclesiale. Leggiamo in proposito nella Presbyterorum ordinis: «Esercitando l'ufficio di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità, e per mezzo di Cristo la conducono al Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione del Concilio fa eco l'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, la quale sottolinea che il sacerdote «è servitore della Chiesa comunione perché - unito al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio - costruisce l'unità della comunità ecclesiale nell'armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi" (n. 16). E' indispensabile che all'interno del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia orientato alla piena comunione, ed è compito del Vescovo e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra vocazione e servizio ecclesiali. Anche la vita consacrata, ad esempio, nel suo proprium è al servizio di questa comunione, come viene posto in luce nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata dal mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente contribuito a tener viva nella Chiesa l'esigenza della fraternità come confessione della Trinità. Con la costante promozione dell'amore fraterno anche nella forma della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comunione trinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di solidarietà" (n. 41).Al centro di ogni comunità cristiana c'è l'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Chi si pone al servizio del Vangelo, se vive dell'Eucaristia, avanza nell'amore verso Dio e verso il prossimo e contribuisce così a costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che «l'amore eucaristico» motiva e fonda l'attività vocazionale di tutta la Chiesa, perché, come ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est, le vocazioni al sacerdozio e agli altri ministeri e servizi fioriscono all'interno del popolo di Dio laddove ci sono uomini nei quali Cristo traspare attraverso la sua Parola, nei sacramenti e specialmente nell'Eucaristia. E questo perché «nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimentiamo l'amore di Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a riconoscerla nel quotidiano. Egli per primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l'amore» (n. 17).Ci rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima comunità dove - «tutti erano concordi, e tutti si riunivano regolarmente per la preghiera» (cfr At 1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di oggi icona della Trinità, segno eloquente dell'amore divino per tutti gli uomini. La Vergine, che ha prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perché non manchino all'interno del popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramenti, si prendano cura del popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l'intera umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il numero delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari fratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in modo speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suo divin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr Eb 10,7). Con questi auspici assicuro per ciascuno uno speciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi benedico.Dal Vaticano, 10 Febbraio 2007
BENEDICTUS PP. XVI |
| 2006 43 GMPV Mess. |
XLIII GIORNATA MONDIALE
|
| 2005 42 GMPV Mess. |
XLII GIORNATA MONDIALE
|
| 2004 41 GMPV Mess. |
XLI GIORNATA MONDIALE
|
| 2003 41 GMPV Mess. |
QUARANTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 2002 39 GMPV Mess. |
TRENTANOVESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 2001 38 GMPV Mess. |
TRENTOTTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 2000 37 GMPV Mess. |
TRENTASETTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1999 36 GMPV Mess. |
TRENTASEIESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1998 35 GMPV Mess. |
TRENTACINQUESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1997 34 GMPV Mess. |
TRENTAQUATTRESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1996 33 GMPV Mess. |
TRENTATREESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1995 32 GMPV Mess. |
TRENTADUESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1994 31 GMPV Mess. |
TRENTUNESIMA GIORNATA MONDIALE24 Aprile 1994
"FAMIGLIA, EDUCAZIONE E VOCAZIONE" Ai venerati fratelli nell'Episcopato ed ai carissimi fedeli di tutto il mondoLa celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni coincide, quest'anno, con un importante avvenimento ecclesiale: l'inaugurazione del "Primo Congresso Continentale Latino-Americano sulla cura pastorale in favore delle vocazioni di speciale consacrazione nel Continente della Speranza". Tale Assemblea si propone di svolgere un approfondito lavoro di verifica, di animazione e di promozione vocazionale. Mentre esprimo vivo apprezzamento per questa iniziativa pastorale, rivolta al bene spirituale non solo dell'America Latina, ma della Chiesa intera, invito tutti a sostenerla con preghiera unanime e fiduciosa. La Giornata Mondiale si inserisce, inoltre, nell'Anno Internazionale della Famiglia. Ciò offre l'opportunità di richiamare l'attenzione sullo stretto rapporto che intercorre tra famiglia, educazione e vocazione e, in particolare, tra famiglia e vocazione sacerdotale e religiosa. Nel rivolgermi alle famiglie cristiane, desidero pertanto confermarle nella loro missione di educare le giovani generazioni, speranza e futuro della società e della Chiesa."QUESTO MISTERO È GRANDE" (EF 5,32).Nonostante i profondi mutamenti storici, la famiglia resta la più completa e più ricca scuola di umanità, nella quale si vive l'esperienza più significativa dell'amore gratuito, della fedeltà, del rispetto reciproco e della difesa della vita. Suo compito peculiare è quello di custodire e trasmettere, mediante l'educazione dei figli, virtù e valori, in modo da edificare e promuovere il bene dei singoli e della comunità. Questa medesima responsabilità coinvolge, a maggior ragione, la famiglia cristiana per il fatto che i suoi membri, già consacrati e santificati in virtù del Battesimo, sono chiamati ad una particolare vocazione apostolica dal sacramento del Matrimonio (cfr. Familiaris Consortio, 52,54). La famiglia, nella misura in cui prende coscienza di questa sua singolare vocazione e vi corrisponde, diventa una comunità di santificazione nella quale s'impara a vivere la mitezza, la giustizia, la misericordia, la castità, la pace, la purezza del cuore (cfr. Ef 4,1-4; Familiaris Consortio, 21); diventa, in altre parole, ciò che Giovanni Crisostomo chiama "chiesa domestica", cioè luogo in cui Gesù Cristo vive ed opera per la salvezza degli uomini e per la crescita del Regno di Dio. I suoi membri, chiamati alla fede e alla vita eterna, sono "partecipi della natura divina" (2Pt 1,4), si alimentano alla mensa della Parola di Dio e dei Sacramenti e si esprimono in quel modo evangelico di pensare e di agire che li apre alla vita della santità sulla terra e della felicità eterna nel Cielo (cfr. Ef 1,4-5). I genitori cristiani, fin dalla prima età dei loro figli, manifestando ad essi amorevole cura, comunicano loro, con l'esempio e le parole, un sincero e vissuto rapporto con Dio, fatto di amore, di fedeltà, di preghiera e di obbedienza (cfr. Lumen Gentium, 35; Apostolicam Actuositatem, 11). Essi, quindi, favoriscono la santità dei figli e rendono i loro cuori docili alla voce del Buon Pastore, che chiama ogni uomo a seguirlo e a cercare prima di tutto il Regno di Dio. Alla luce di questo orizzonte di grazia divina e di responsabilità umana, la famiglia può essere considerata come un "giardino" o come "primo seminario", in cui i semi di vocazione, che Dio sparge a piene mani, sono in condizione di sbocciare e di crescere fino alla piena maturazione (cfr. Optatam Totius, 2)."NON CONFORMATEVI ALLA MENTALITÀ DI QUESTO MONDO" (RM 12,2).Il compito dei genitori cristiani è quanto mai importante e delicato, perché essi sono chiamati a preparare, coltivare e difendere le vocazioni, che Dio suscita nella loro famiglia. Devono, quindi, arricchire se stessi e la loro famiglia di valori spirituali e morali, quali una religiosità convinta e profonda, una coscienza apostolica ed ecclesiale ed un'esatta concezione della vocazione. Per ogni famiglia, in realtà, il passo decisivo da compiere è quello di accogliere il Signore Gesù come centro e modello di vita e, in Lui e con Lui, di prendere coscienza di essere luogo privilegiato per un'autentica crescita vocazionale. La famiglia realizzerà tale compito, se sarà costante nell'impegno e se farà sempre conto sulla grazia di Dio; san Paolo, infatti, afferma che "è Dio che suscita... il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni" (Fil 2,13), e che "Colui che ha iniziato... quest'opera buona la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Signore" (ivi 1,6). Ma che cosa succede quando la famiglia si lascia coinvolgere dal consumismo, dall'edonismo e dal secolarismo, che turbano e ostacolano la realizzazione del piano di Dio? Com'è doloroso venire a conoscenza di vicende, purtroppo numerose, di famiglie travolte da simili fenomeni e dai loro effetti devastanti! E' questa, senza dubbio, una delle preoccupazioni più vive della Comunità cristiana. A pagare le conseguenze del diffuso disordine ideale e morale sono anzitutto le famiglie stesse; ma anche la Chiesa ne soffre, come ne risente l'intera società. Come possono i figli, resi moralmente orfani, senza educatori e senza modelli, crescere nella stima dei valori umani e cristiani? Come possono svilupparsi in tale clima quei germi di vocazione che lo Spirito Santo continua a deporre nel cuore delle giovani generazioni? La forza e la stabilità del tessuto familiare cristiano rappresentano la condizione primaria per la crescita e la maturazione delle vocazioni sacre e costituiscono la risposta più pertinente alla crisi vocazionale: "Ogni Chiesa locale e, in termini più particolari, ogni Comunità parrocchiale - ho scritto nell'Esortazione Familiaris consortio - deve prendere più viva coscienza della grazia e della responsabilità che riceve dal Signore in ordine a promuovere la pastorale della famiglia. Ogni piano di pastorale organica, ad ogni livello, non deve mai prescindere dal prendere in considerazione la pastorale della famiglia" (n. 70)."PREGATE DUNQUE IL PADRONE DELLA MESSE PERCHÉ MANDI OPERAI NELLA SUA MESSE" (MT 9,38).La pastorale vocazionale trova il suo primo e naturale ambito nella famiglia. I genitori, infatti, devono saper accogliere come grazia il dono che Dio fa loro chiamando uno dei figli al sacerdozio o alla vita religiosa. Tale grazia va implorata nella preghiera e va accolta attivamente mediante una educazione che faccia percepire ai figli tutta la ricchezza e la gioia di consacrarsi a Dio. I genitori, che accolgono con senso di gratitudine e di letizia la chiamata di un loro figlio o di una loro figlia alla speciale consacrazione per il Regno dei cieli, ricevono un segno particolare della fecondità spirituale della loro unione, vedendola arricchita con l'esperienza dell'amore vissuto nel celibato e nella verginità. Questi genitori scoprono con stupore che il dono del loro amore si è come moltiplicato, grazie alla vocazione sacra dei loro figli, al di là delle limitate dimensioni umane. Per formare le famiglie alla consapevolezza di questo importante aspetto della loro missione, è necessaria un'azione pastorale mirante a portare coniugi e genitori ad essere "testimoni e cooperatori della fecondità della Madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell'amore col quale Cristo amò la sua sposa e si è donato per lei" (Lumen Gentium, 41). La famiglia è il "vivaio" naturale delle vocazioni. La pastorale familiare, quindi, deve rivolgere una specialissima attenzione all'aspetto propriamente vocazionale del proprio impegno."CHI HA RESPONSABILITÀ NELLA COMUNITÀ DIMOSTRI CURA E DILIGENZA" (RM 12,8).Procedere insieme dietro Cristo verso il Padre è il programma vocazionale più appropriato. Se i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Consacrati, i Missionari e i Laici impegnati si occuperanno della famiglia e intensificheranno forme di dialogo e di comune ricerca evangelica, la famiglia si arricchirà di quei valori che l'aiuteranno ad essere il primo "seminario" di vocazioni di speciale consacrazione. I Presbiteri, diocesani e religiosi, abbiano a cuore le problematiche della vita familiare, per saper illuminare con l'annuncio della Parola di Dio gli sposi cristiani sulle loro responsabilità specifiche, in modo che essi, ben formati nella fede, sappiano accompagnare i figli, eventualmente chiamati, a donarsi a Dio senza riserve. Tutte le persone consacrate, che sono particolarmente vicine e accette alle famiglie a motivo del loro servizio apostolico nelle scuole, negli ospedali, negli istituti assistenziali, nelle parrocchie, offrano gioiosa testimonianza del loro dono totale a Cristo e siano per gli sposi cristiani, con la vita secondo i voti di castità, povertà e obbedienza, segno e richiamo dei valori eterni. La Comunità parrocchiale si senta responsabile di questa missione della famiglia e la sostenga con piani operativi a lungo termine, senza troppo preoccuparsi di risultati immediati. Affido ai cristiani impegnati, ai catechisti, alle giovani coppie la catechesi nelle famiglie. Con il loro generoso e fedele servizio faranno gustare ai fanciulli la prima esperienza religiosa ed ecclesiale. Il mio pensiero va in special modo ai venerati Fratelli nell'Episcopato, quali primi responsabili della promozione vocazionale, per raccomandar loro di porre ogni impegno affinché la cura delle vocazioni sia organicamente collegata con la pastorale familiare.PREGHIERAO Santa Famiglia di Nazareth, comunità d'amore di Gesù, Maria e Giuseppe, modello e ideale di ogni famiglia cristiana, a te affidiamo le nostre famiglie. Apri il cuore di ogni focolare domestico alla fede, all'accoglienza della Parola di Dio, alla testimonianza cristiana, perché diventi sorgente di nuove e sante vocazioni. Disponi le menti dei genitori, affinché con carità sollecita, cura sapiente e pietà amorevole, siano per i figli guide sicure verso i beni spirituali ed eterni. Suscita nell'animo dei giovani una coscienza retta ed una volontà libera, perché, crescendo in "sapienza, età e grazia", accolgano generosamente il dono della vocazione divina. Santa Famiglia di Nazareth, fa' che noi tutti, contemplando ed imitando la preghiera assidua, l'obbedienza generosa, la povertà dignitosa e la purezza verginale vissuta in te, ci disponiamo a compiere la volontà di Dio e ad accompagnare con previdente delicatezza quanti tra noi sono chiamati a seguire più da vicino il Signore Gesù, che per noi "ha dato se stesso" (cfr. Gal 2,20). Amen!Dal Vaticano, il 26 Dicembre, Festa della Santa Famiglia, dell'anno 1993, sedicesimo di PontificatoJoannes Paulus PP. II |
| 1993 30 GMPV Mess. |
TRENTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1992 29 GMPV Mess. |
VENTINOVESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1991 28 GMPV Mess. |
VENTOTTESIMA GIORNATA MONDIALE21 Aprile 1991
"LA CATECHESI STA ALLA BASE DELL'AUTENTICO DIALOGO VOCAZIONALE CON IL PADRE CELESTE" LA CATECHESI, VIA PER SCOPRIRE IL PROGETTO DI DIOVenerati Fratelli nell'Episcopato,carissimi Fratelli e Sorelle di tutto il mondo! Consapevole che ogni vocazione è dono di Dio, da impetrare con la preghiera e da meritare con la testimonianza della vita, mi rivolgo a voi, come ogni anno, per invitare tutta la grande famiglia cattolica a partecipare spiritualmente alla XXVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che celebreremo il prossimo 21 aprile. Questa Giornata è divenuta da tempo occasione privilegiata per riflettere non solo sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata, ma altresì sul dovere, che spetta a tutta la comunità cristiana, di favorire la nascita di queste vocazioni e di collaborare nella percezione, chiarificazione e maturazione dell'interiore chiamata di Dio(1) . Quest'anno desidero attirare la vostra attenzione su quel momento fondamentale dell'esperienza di ciascun cristiano che è la catechesi: essa infatti sta alla base di qualsiasi autentico e libero dialogo vocazionale con il Padre celeste. Nella catechesi la Chiesa guida i fedeli, mediante un itinerario di fede e di conversione, verso l'ascolto responsabile della parola di Dio e la generosa disponibilità ad accoglierne le intrinseche esigenze. In tal modo essa intende favorire il personale incontro con Dio, formando attenti discepoli del Signore, partecipi della sua missione universale. La catechesi si rivela così la via specifica per scoprire non soltanto il generale disegno salvifico di Dio e il significato ultimo dell'esistenza e della storia, ma anche il particolare progetto che Egli ha su ciascuno nella prospettiva dell'avvento del Regno nel mondo. "La catechesi, infatti, tende a sviluppare la comprensione del mistero del Cristo alla luce della Parola, perchè l'uomo tutto intero ne sia impregnato. Trasformato dall'azione della grazia in nuova creatura, il cristiano si pone così alla sequela del Cristo e, nella Chiesa, impara sempre meglio a pensare come Lui, a giudicare come Lui, ad agire in conformità dei suoi comandamenti, e a sperare secondo il suo invito"(2) .SUSCITARE LA RISPOSTA DELL'UOMOIl cammino della catechesi raggiunge un suo momento particolarmente qualificante quando si fa scuola di preghiera, cioè di formazione al colloquio appassionato con Dio, Creatore e Padre; con Cristo, Maestro e Salvatore; con lo Spirito Santo vivificatore. Grazie a un tale colloquio, ciò che si ascolta e si impara non resta nella mente, ma conquista il cuore e tende a tradursi nella vita. La catechesi, infatti, non può accontentarsi di annunciare le verità della fede, ma deve mirare a suscitare la risposta dell'uomo, affinché ciascuno assuma il proprio ruolo nel piano della salvezza e si renda disponibile ad offrire la propria vita per la missione della Chiesa, anche nel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata, seguendo il Cristo più da vicino. E' necessario che i credenti specialmente i giovani, siano guidati a comprendere che la vita cristiana è anzitutto risposta alla chiamata di Dio e a riconoscere, in tale prospettiva, il peculiare carattere delle vocazioni presbiterali, diaconali, religiose, missionarie, consacrate nella vita secolare, e la loro importanza per il Regno di Dio.L'IMPEGNO VOCAZIONALE DEI CATECHISTIIn tale contesto i catechisti devono sentirsi responsabili di fronte alla Chiesa e ai destinatari del messaggio. Il loro insegnamento, che mira a condurre l'uomo moderno a scoprire Dio Amore come Creatore, Redentore e Santificatore, guiderà i fanciulli ed i giovani a considerare il dovere che ogni cristiano ha di aiutare la Chiesa a compiere la sua missione, la quale può realizzarsi solo grazie all'apporto dei vari ministeri e carismi, di cui lo Spirito Santo l'ha dotata; cercherà di far scoprire che il sacerdozio ministeriale è grande dono gratuito, da Dio offerto alla sua Chiesa, in una comunione più radicale con il Sacerdozio di Cristo(3) ; metterà nella giusta luce il valore della verginità e del celibato ecclesiastico, come vie evangeliche che portano alla totale consacrazione a Dio e alla Chiesa e moltiplicano la fecondità dell'amore spirituale cristiano(4) . I responsabili della catechesi rispettino sempre l'integrità dell'annuncio del Vangelo, che comprende anche la chiamata a seguire il Cristo più da vicino. Si facciano intelligenti esecutori dell'appello che il mio predecessore Paolo VI rivolse nel suo ultimo Messaggio per questa Giornata: "Fate conoscere queste realtà, insegnate queste verità, rendetele comprensibili, stimolanti, attraenti, come sapeva fare Gesù, Maestro e Pastore. Che nessuno per colpa nostra ignori ciò che deve sapere per orientare, in senso diverso e migliore, la propria vita"(5) .ESSERE ESPERTI NEL PARLARE AI GIOVANI D'OGGIDesidero che la mia parola raggiunga tutti coloro che lo Spirito Santo chiama a collaborare con lui: i genitori cristiani, i sacerdoti, i religiosi e i numerosi laici impegnati nell'azione educativa. Desidero, in modo particolare, che questa esortazione arrivi al cuore e alla mente dei tanti catechisti, che nelle diverse Chiese particolari collaborano generosamente con i Pastori nella grande opera di evangelizzazione delle nuove generazioni. Cari catechisti, importante e delicata è la vostra missione! Dal vostro servizio dipende la crescita e la maturazione cristiana dei fanciulli e dei giovani a voi affidati. Nella Chiesa c'è bisogno di catechesi per la conoscenza della Parola di Dio, dei sacramenti, della liturgia, e dei doveri propri della vita cristiana. Ma, specialmente in alcuni momenti dell'età evolutiva, c'è bisogno di catechesi per l'orientamento nella scelta dello stato di vita. Solo alla luce della fede e della preghiera è possibile cogliere il senso e la forza delle chiamate divine. Il vostro ministero di catechisti sia compiuto nella fede, alimentato dalla preghiera e sorretto da una coerente vita cristiana. Siate esperti nel parlare ai giovani d'oggi, pedagoghi validi e credibili nel presentare l'ideale evangelico come universale vocazione e nell'illustrare il senso e il valore delle varie vocazioni consacrate.MANTENERE VIVA LA DIMENSIONE VOCAZIONALE DELLA CATECHESIAi Vescovi e ai Presbiteri chiedo di mantenere sempre viva la dimensione vocazionale della catechesi, curando in modo particolare la formazione spirituale e culturale dei catechisti, e sostenendo le loro proposte vocazionali con l'efficace testimonianza di una vita ricca di santità pastorale. Alle Famiglie religiose maschili e femminili domando di consacrare il massimo delle loro capacità e delle loro possibilità all'opera specifica della catechesi, per cooperare a far sì che essa non sia un momento isolato del cammino pastorale, ma si inserisca in un ampio ed organico progetto. La fatica spesa per la catechesi è stata sempre ripagata abbondantemente dalla Provvidenza con il dono di nuove e sante vocazioni. Incoraggio in particolare i Religiosi insegnanti e responsabili di scuole cattoliche a mettere in chiara luce il valore della vocazione sacerdotale, religiosa e missionaria nel loro progetto educativo. Esorto i genitori a collaborare con i catechisti offrendo un ambiente famigliare impregnato di fede e di preghiera, così da orientare tutta la vita dei figli secondo le esigenze della vocazione cristiana. Ogni chiamata particolare è infatti un gran dono di Dio che entra nella loro casa. La comunità cristiana nel suo insieme s'impegni, infine, a riconoscere con autentica passione missionaria i germi di vocazione che lo Spirito Santo non cessa di suscitare nei cuori e cerchi di creare, specialmente con la preghiera assidua e fiduciosa, un clima adatto perchè gli adolescenti e i giovani possano sentire la voce di Dio e rispondere ad essa con generosità e coraggio.PREGHIERAEd ora preghiamo insieme:"O Gesù, Buon Pastore della Chiesa, a Te affidiamo i nostri catechisti; sotto la giuda dei Vescovi e dei Sacerdoti, sappiano condurre quanti sono loro affidati a scoprire l'autentico significato della vita cristiana come vocazione, perchè, aperti ed attenti alla Tua voce, Ti seguano generosamente. Benedici le nostre parrocchie, trasformale in comunità vive, dove la preghiera e la vita liturgica, l'ascolto attento e fedele della Tua parola, la carità generosa e feconda, diventino il terreno favorevole per la nascita e lo sviluppo di una abbondante messe di vocazioni. O Maria, Regina degli Apostoli, benedici i giovani, rendili partecipi del tuo docile ascolto della voce di Dio ed aiutali a pronunciare, come Te, il loro "sì" generoso e incondizionato al mistero di amore e di elezione, al quale il Signore li chiama".Dal Vaticano, il 4 ottobre, Festa di San Francesco d'Assisi, dell'anno 1990, XII di Pontificato.Joannes Paulus PP. II
|
| 1990 27 GMPV Mess. |
VENTISETTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1989 26 GMPV Mess. |
VENTISEIESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1988 25 GMPV Mess. |
VENTICINQUESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1987 24 GMPV Mess. |
VENTIQUATTRESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1986 23 GMPV Mess. |
VENTITREESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1985 22 GMPV Mess. |
VENTIDUESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1984 21 GMPV Mess. |
VENTUNESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1983 20 GMPV Mess. |
VENTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1982 19 GMPV Mess. |
DICIANNOVESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1981 18 GMPV Mess. |
DICIOTTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1980 17 GMPV Mess. |
DICIASSETTESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1979 16 GMPV Mess. |
SEDICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1978 15 GMPV Mess. |
QUINDICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1977 14 GMPV Mess. |
QUATTORDICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1976 13 GMPV Mess. |
TREDICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1975 12 GMPV Mess. |
DODICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1974 11 GMPV Mess. |
UNDICESIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1973 10 GMPV Mess. |
DECIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1972 09 GMPV Mess. |
NONA GIORNATA MONDIALE
|
| 1971 08 GMPV Mess. |
OTTAVA GIORNATA MONDIALE
|
| 1970 07 GMPV Mess. |
SETTIMA GIORNATA MONDIALE
|
| 1969 06 GMPV Mess. |
SESTA GIORNATA MONDIALE
|
| 1968 05 GMPV Mess. |
QUINTA GIORNATA MONDIALE
|
| 1967 04 GMPV Mess. |
QUARTA GIORNATA MONDIALE
|
| 1966 03 GMPV Mess. |
TERZA GIORNATA MONDIALE
|
| 1965 02 GMPV Mess. |
SECONDA GIORNATA MONDIALE
|
| 1964 01 GMPV Mess. |
PRIMA GIORNATA MONDIALE
|





