STORIE DI VITA - Mondo Voc agosto-settembre 2014                        Torna al sommario

 

 

INDIA: LE SCUOLE CATTOLICHE SONO IL TOP, MA LA RELIGIONE DÀ FASTIDIO

Un caso di “schizofrenia”

La difficile sopravvivenza delle indispensabili scuole cattoliche

 

Un grande Paese democratico, alle prese con i problemi dovuti al  fondamentalismo nazionalista di stampo induista, riguardanti la presenza della Chiesa Cattolica e i suoi Istituti scolastici operanti nel territorio indiano a beneficio di tutti, soprattutto delle ragazze e delle classi sociali più povere.


di Vincenzo Faccioli Pintozzi


scuola_indiaIl ruolo del fondamentalismo induista

Il diritto di insegnare i fondamenti della religione cattolica, lo stesso diritto oramai considerato obsoleto e forse persino una violazione ai diritti degli alunni nel Vecchio Continente, è un concetto per il quale nel mondo “non sviluppato” si combatte strenuamente. A fianco di situazioni in cui la libertà di insegnare la fede è proibita dallo Stato – casi come la Cina, il Vietnam, la Corea del Nord – in Asia esiste una situazione particolare che dimostra la schizofrenia sociale nei confronti della Chiesa: il caso indiano.


Nel subcontinente, patria di 1 miliardo di persone, la Chiesa cattolica è minoranza assoluta: circa il 3% della popolazione indiana si professa cattolica, contro una stragrande maggioranza indù e una minoranza (combattiva) come quella islamica. Eppure, nelle mani e alle cure proprio della Chiesa è affidato il top dell’istruzione nazionale. I migliori Istituti del Paese sono praticamente tutti cattolici, a gestione privata e spesso gratuiti per i meno abbienti.


Nonostante tutto questo, si moltiplicano i casi in cui un fondamentalismo nazionalista di stampo induista vorrebbe vedere queste scuole di eccellenza strappate dalle mani dei cattolici e regalate allo Stato o alle formazioni indù. Che nei propri Istituti praticano ancora il sistema delle caste. Ma andiamo con ordine.

 


Il sistema scolastico indiano

scuola_india_2In diversi articoli la Costituzione dell’India indica l’istruzione tra i diritti fondamentali dei cittadini. Essa viene fornita sia a livello statale che privato. Il controllo e i finanziamenti di tutti gli istituti ricadono sul governo dell’unione (il governo centrale) e in parte sui diversi governi statali. Ricalcato dal modello britannico, il sistema scolastico indiano si articola in scuola primaria (6-14 anni), scuola secondaria (14-18) e scuola superiore (livello universitario). Dal 1 aprile 2010, con l’entrata in vigore del Right of Children to Free and Compulsory Education Act, la scuola è obbligatoria e gratuita per tutti i ragazzi dai 6 ai 14 anni.


Le scuole statali (gestite dal governo) rappresentano l’80% degli istituti presenti sul territorio. Quelle private sono solo il 20%, ma in alcuni casi rappresentano luoghi d’eccellenza (in India le scuole private sono chiamate scuole “pubbliche” – public school – come accade nel Regno Unito. Tuttavia sono istituti privati a tutti gli effetti, di proprietà di privati). È il caso degli istituti cattolici e protestanti, che forniscono un contributo importante al sistema educativo del Paese. Il 60% di queste scuole si trova nelle aree rurali e raggiunge i ragazzi più poveri ed emarginati della società, che rappresentano circa il 55% della popolazione scolastica. Negli istituti studiano molte ragazze (spesso escluse dall’istruzione) e solo una piccola parte degli alunni è costituita da cristiani: la maggioranza degli studenti è indù, musulmana o di altre religioni.

 


La Chiesa e gli Istituti scolastici cattolici

scuola_india_3Nel Paese tutti gli istituti cattolici sono emanazione del Consiglio dei vescovi cattolici dell’India, ma la loro gestione è affidata alla diocesi di appartenenza. Nel complesso la Chiesa ha 13mila scuole primarie e secondarie, 243 scuole speciali, 448 college e 534 istituti tecnici. Gli insegnanti possono essere laici o consacrati. La diffusione di istituti cattolici è stata fondamentale per lo sviluppo della popolazione indiana: il loro essere aperti a studenti di qualsiasi religione ed estrazione sociale ha contribuito alla lotta contro il sistema delle caste.


La Costituzione dell’India definisce la nazione come “laica”: per questa ragione nelle scuole governative non esiste lo studio della “religione” come materia scolastica, anche se alcuni libri (in particolare quelli di storia) richiamano alla cultura tradizionale indù, anche attraverso passi di libri sacri all’induismo, come la Bhagavad Gita. Nelle scuole private cattoliche lo studio del cattolicesimo è previsto, ma non obbligatorio, considerato l’alto numero di iscritti di altri credo.

 


Un caso emblematico

Ma questo modo di fare non è gradito in quegli Stati – ricordiamo che l’India è ufficialmente una Confederazione, composta da Stati che hanno la gestione degli affari interni fra cui l’istruzione – guidati dai Partiti di stampo induista. Esemplare il caso di una suora, preside di una scuola cattolica di Korba, che nel febbraio 2012 proibì a uno studente di celebrare un rito indù dedicato alla dea Saraswati all’interno della cappella della Nirmala Covent School: dopo aver smontato l’altarino, diede al giovane e a suo padre gli oggetti rituali. Poche ore dopo, una folla inferocita di indù si presentò davanti all’edificio minacciando di dargli fuoco per punire la suora che aveva “dissacrato” l’altare alla dea. Preoccupata dalle pressioni e dalle possibili violenze, dopo un lungo tira e molla, la preside ha dovuto acconsentire al rituale ma nel cortile della scuola.

 

 

 

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