STORIE DI VITA - Mondo Voc agosto-settembre 2014                          Torna al sommario

 

 

A SCUOLA DI INTEGRAZIONE

Possibilità impensate di un’ora “cenerentola”

Le esperienze di “Incontri” e “Finestre”


Durante l’ora di religione nella scuola possono verificarsi incontri che demoliscono pregiudizi incalliti, esperienze di vicinanza e condivisione che portano un reale cambiamento nel modo di considerare le persone, vere e proprie lezioni di vita per un domani più accogliente e solidale verso gli altri, soprattutto i lontani, i profughi, i rifugiati.


di Stefania Careddu


Storia_Pantanella_1A scuola di integrazione. L’ora di religione può essere infatti un’occasione per allargare lo sguardo, per conoscere e confrontarsi, per andare oltre i luoghi comuni. È quello che succede al Liceo Scientifico Statale “Leonardo da Vinci” di Sora dove, grazie all’intuizione e alla passione di un’insegnante, l’ora di religione è stata davvero “determinante per favorire la crescita equilibrata delle future generazioni e l’apertura culturale a tutte le manifestazioni dello spirito umano”, come sottolineano i vescovi italiani nel loro messaggio.

 


Oltre il pregiudizio

“Incontri” e “Finestre” sono - non a caso - i nomi dei progetti ideati dalla professoressa Sandra Pantanella per offrire agli studenti, spiega, “l’opportunità di confrontarsi con gli operatori del Centro Astalli e i testimoni delle difficoltà del nostro tempo”, aiutandoli a “superare le barriere pregiudiziali, che nascono dalla sottocultura dei luoghi comuni, e di aprirsi ad un discorso concreto di solidarietà e di crescita interculturale per la pacifica e civile convivenza dei popoli”.


Insegnante da 27 anni nelle scuole professionali e tecniche di Sora e del suo comprensorio, dopo gli studi in filosofia e teologia all’Università Gregoriana e una laurea in filosofia all’Università di Roma Tor Vergata, la professoressa ama pensare alla scuola come “comunità educante tesa alla formazione integrale della persona umana”. E in quest’ottica si inserisce il suo impegno per un’educazione dei giovani che abbia al centro “lo studio della Bibbia come matrice della cultura occidentale”, ma anche “uno sguardo attento all’attualità sociale”. Così da circa dieci anni propone momenti di lettura e di approfondimento biblici e promuove, all’interno della scuola, percorsi che affrontano le tematiche di dialogo interreligioso e interculturale.

 


Lezioni di vita

Storia_Pantanella_2Anche quest’anno, gli alunni delle classi quarta e quinta del Liceo sorano hanno dunque potuto incontrare un operatore del Centro Astalli, la sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS, attivo in più di 40 nazioni per accompagnare, servire e difendere i diritti degli sfollati, ascoltare un credente di un’altra religione o un rifugiato. Lezioni diverse, alternative. Che hanno però lasciato un segno, provocando domande e stimolando al riflessione.


“L’esperienza più profonda e toccante in cinque anni di Liceo Scientifico”: Christian non esita a definire così l’incontro con Osman, ragazzo somalo costretto a fuggire dal suo Paese e accolto a Roma dopo un viaggio straziante e il difficile approdo a Lampedusa. “Non nego e non mi vergogno di rivelare che quella mattina inizialmente ero felice di saltare qualche ora di lezione, grazie alla ‘scusa’ di questo progetto”, confida Christian che continua: “dopo aver conosciuto Osman e l’associazione che si occupa dei rifugiati in Italia, la mia mattinata ha cambiato volto”. “Non ricordo con precisione la storia di Osman, ricordo solamente - sottolinea - quello che ho provato mentre lo ascoltavo, mentre guardavo questo ragazzo raccontare la sua tragica storia, fiero e sorridente, forte di un sorriso che, nonostante i suoi fragili venti anni, aveva ricevuto più bordate di un pugile, aveva poi imparato ad apprezzare ogni cosa della vita, anche la più piccola”. “Siamo rimasti amici su facebook, Osman ed io”, dice il liceale sorano.



Un incontro che ti cambia

Storia_Pantanella_5Trovarci faccia a faccia con un rifugiato, guardarlo negli occhi, ha certamente cambiato, se non ribaltato totalmente, le nostre opinioni nei confronti di questo fenomeno, che oramai appartiene alla nostra quotidianità. Ci siamo lasciati commuovere dalle parole, ci siamo lasciati coinvolgere dai racconti fino a immedesimarci nelle paure e nelle difficoltà”,  aggiunge da parte sua Roberta.


“Questa piccola esperienza mi ha fatto crescere dentro”, ammette Giovanni: “ho provato vergogna per l’indifferenza che c’era dentro di me nel considerare il diverso, per quante volte ho perso l’occasione di parlargli, di regalargli un sorriso ed un abbraccio”. Una consapevolezza maturata dopo il percorso fatto durante le ore di religione, dopo aver ascoltato Osman. “D’ora in poi cercherò sempre di amare l’altro perché nell’altro c’è Dio, ed un credente non può essere indifferente di fronte all’uomo che soffre o che è vittima di chi è più forte di lui”. Propositi veri, autentici, sbocciati nel cuore di un giovane di oggi. Durante l’ora di religione.

 

 


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