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LETTERE - Mondo Voc giugno-luglio 2014                                       Torna al sommario

 

 

 

perrone

 

 

√ Il Paradiso è pieno di preti e suore?

 


Sul telefonino di mia figlia foto da arrossire


 

Risponde Padre Sandro Perrone

 


Il Paradiso è pieno di preti e suore?

Caro Padre, da tempo volevo porle qualche domanda, visto che è sempre disponibile a rispondere anche alle provocazioni più maliziose. Si tratta di questo: con il gruppo di preghiera del quale faccio parte (sia pure saltuariamente), ho partecipato alla cerimonia della canonizzazione, in Piazza San Pietro, dei nuovi Santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Il primo lo ricordo appena (ero piccolissimo) ma l’ho visto spesso alla televisione, mentre il secondo è stato il Papa della mia giovinezza e poi della maturità. Come molti, l’ho seguito e l’ho amato con grande affetto e devo dirle che alla morte, nove anni fa, non ho saputo trattenere le lacrime, nemmeno fosse mio padre. Qualche giorno dopo, come Lei ben sa, è arrivata la notizia che il prossimo 19 ottobre ci sarà la beatificazione di Paolo VI, che ricordo soprattutto negli ultimi anni della sua vita, con la sua voce angosciosa e il volto tirato di chi soffriva molto e non ne faceva mistero. So, infatti, che ha dovuto soffrire molte contestazioni dentro e fuori della Chiesa, soprattutto a causa della questione della relazione delle nascite. Vengo al dunque, caro Padre: ma il Paradiso è fatto solo per i Papi e, allargandomi, per i frati e le monache? Perché non è che veda molti canonizzati tra i laici! Anche nella Chiesa siamo di “serie B”?

(Alessandro C., Napoli)

 

Caro Alessandro, ti ringrazio per la domanda (forse un po’ troppo lunga, ma valeva la pena di riportarla tutta), che sintetizza altre lettere che mi sono giunte sull’argomento; tutte, o quasi tutte, di compiacimento per la canonizzazione dei due Papi (e alla presenza di altri due: fatto veramente storico), ma che sottolineano anche una certa “amarezza” per il fatto che queste celebrazioni siano sempre più numerose per determinate categorie (come dice Alessandro: “frati e monache”), mentre siano più rare per i semplici laici, tanto da far nascere il sospetto di essere dei “cristiani di serie B”! Beh, anzitutto non è così: se guardiamo alla storia della Chiesa, ci accorgiamo che, soprattutto agli inizi, la stragrande maggioranza dei “santi” erano dei semplici cristiani, che professavano con coraggio e spesso con eroismo la propria fede fino al martirio. E non c’è bisogno che mi soffermi ad elencarli, tanto sono conosciuti da tutti. Passato il tempo delle persecuzioni, è sorta pian piano la convinzione che il nuovo “martirio” fosse una vita completamente diversa, di “fuga dal mondo” e di ritiro in luoghi deserti, isolati, lontani dalle città e dagli altri uomini; nascono i “monaci”, per definizione “uomini soli”, che vivono una particolare forma di vita cristiana, basata unicamente sulla preghiera, il silenzio, il lavoro: si pensi a San Benedetto e simili. Per farla breve, questo modello è andato avanti per parecchi secoli, fino all’avvento degli Ordini Mendicanti (San Francesco e San Domenico), che hanno reso popolarissimi i Frati, soprattutto quelli “questuanti”. Veniva facile e spontaneo imitarli e seguirli; da qui la grande popolarità della “vita conventuale”. Oggi molte cose sono cambiate e non è facile né semplice affrontare un “processo di canonizzazione”, che è anche piuttosto lungo e dispendioso. É difficile che una famiglia sia in grado di affrontare da sola questa impresa, mentre è più facile che diocesi e istituti religiosi siano più attrezzati (anche economicamente). Da qui la “sproporzione” tra santi “preti” e santi “laici”. Ma stai tranquillo che se c’è un “santo vero”, la Chiesa non se lo lascia sfuggire; e dovresti saperlo, visto che uno degli esempi più belli viene proprio da Napoli: San Giuseppe Moscati, laico e medico!

 

 

 

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Sul telefonino di mia figlia foto da arrosire

Caro Padre, Le scrivo davvero sconfortata: ho una figlia adolescente che, per moda e l’esempio delle compagne, vuole vestirsi in maniera davvero indecente (almeno secondo la mia sensibilità). Non le dico le battaglie che devo sostenere quasi ogni giorno. Per caso, mi è capitato di vedere una sua foto sul telefonino e sono arrossita per lei. Non so davvero cosa fare, anche per le notizie allarmanti che leggo sui giornali circa queste ragazzine che si vendono per poche decine di euro.

(Elisabetta C., Milano)


Cara Elisabetta, ho lasciato passare qualche tempo prima di rispondere alla tua lettera, perché anch’io sono rimasto molto colpito dalle notizie riportate dai giornali e di cui si è parlato a lungo, relative alla scoperta, a Roma, (ma certamente il fenomeno non si limita solo alla nostra capitale) di un giro di cosiddette “lolite”, che si prostituivano per comprarsi dei capi firmati o semplicemente per avere una “paghetta” più consistente di quella data dai genitori. Il fenomeno è davvero molto grave e temo anche che sia molto esteso; temo inoltre che questa sia solo la punta di un iceberg di fenomeni più gravi e più estesi. Persi i tradizionali punti di riferimento, tutto è possibile, purtroppo. Che fare, mi chiedi. Direi anzitutto di non allarmarti e di non perdere la calma; la soluzione migliore è quella di “stare vicina” a tua figlia, parlarle, consigliarla, farle sentire che le vuoi davvero bene e che, in ogni caso, può sempre contare sul tuo aiuto, la tua comprensione, la tua protezione. Non si tratta di accettare tutto, ma la politica del muro contro muro non ha mai prodotto nulla di buono; il dialogo, l’affetto, la comprensione possono arrivare dove tutto il resto fallisce. Te lo auguro con tutto il cuore e ti assicuro la mia affettuosa preghiera.