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ATTUALITÀ - Mondo Voc giugno-luglio 2014                                         Torna al sommario

 

 

L’INSOLITA ESTATE DI UN PONTEFICE

 

Niente vacanze per Papa Francesco

 

Una vecchia abitudine, da Buoenos Aires a San Pietro


Una tradizione di famiglia, quella di non fare le vacanze, diventata poi un’abitudine quando era arcivescovo di Buenos Aires e che adesso, da Papa, risponde anche ad una considerazione etica e spirituale.


di Salvatore Izzo

 

1_primo_capoversoizzoNemmeno quest’anno Francesco se ne andrà in vacanza. “Se la gente non può fare le vacanze, allora neanche il Papa le farà”, sembra che abbia detto ai suoi collaboratori. Certo è che diserterà la residenza pontificia di Castel Gandolfo e le abitazioni a lui riservate nelle altre località che hanno ospitato i predecessori: Lorenzago sul Cadore in Veneto o Les Combes di Introd in Valle d’Aosta (dove l’assenza del Papa consentirà ad altri di utilizzare le strutture esistenti). E non è fissata neanche una breve visita alla cittadina laziale, l’anno scorso vi si recò invece due volte: per “guidare la preghiera mariana dell'Angelus” domenica 14 luglio e per celebrare l’Assunta il 15 agosto. Ovviamente ne sono dispiaciuti gli abitanti dei due comuni alpini e  del suggestivo borgo dei Castelli romani che si affaccia sul Lago di Albano, dove si vive soprattutto di turismo, e che avrebbe sicuramente tratto beneficio dalla permanenza estiva di Bergoglio (che tuttavia lo ha indennizzato almeno in parte con la decisione di aprire le Ville Pontificie alle visite guidate).

 


Una tradizione di famiglia

2_secondo_capoversoizzoInsomma, non ama andare in vacanza il Papa “chiamato quasi dalla fine del mondo”, che dal Conclave che il 13 marzo continua a vivere alla Domus Santa Marta e si sposta (in genere a piedi) nel Palazzo Apostolico solo per il tradizionale appuntamento della domenica alle dodici, quando si affaccia su piazza San Pietro dalla finestra alla Terza loggia, per la recita dell'Angelus, o si reca nelle magnifiche sale della Seconda Loggia per le udienze  ufficiali.

Papa Francesco è stato abituato così in famiglia. “In casa - ha raccontato - non mancava niente. Ma non possedevamo l’automobile e non facevamo vacanze”. Il padre di Jorge Mario, da buon ragioniere sapeva che la migliore eredità che potesse lasciare ai suoi figli erano l’istruzione e l’etica del lavoro. E per tutta la sua vita l’uomo che oggi è Papa si è sempre attenuto a questi due precetti. Anche da arcivescovo di Buenos Aires, come rivela lui stesso nel libro “El jesuita” scritto con due giornalisti argentini, nei giorni più caldi, si limitava a rallentare le sue attività ma restava a casa, cioè nelle due modeste stanze dove alloggiava nell’edificio della Curia, avendo rinunciato alla prestigiosa residenza arcivescovile.

 


Il Cristo della pazienza

Come è noto, il cardinale Bergoglio a Buenos Aires non aveva un segretario personale né un autista, poiché annotava gli impegni in una piccola agendina tascabile e preferiva viaggiare in autobus indossando la talare come un semplice sacerdote. Utilizzava un ufficio molto piccolo e una modesta e ordinatissima scrivania, dove era possibile osservare alcune fotografie della sua attività pastorale. Anche la camera da letto era estremamente austera: un letto di legno, un Crocifisso appartenuto ai suoi nonni, Rosa e Juan, e una piccola stufa elettrica. Di fronte, una immagine del Cristo seduto, il “Cristo della pazienza”, virtù che Bergoglio ritiene molto importante. Nell’abitazione dell’arcivescovo di Buenos Aires vi era anche una biblioteca, dove su uno degli scaffali era posato un vaso pieno di rose bianche davanti ad una immagine di santa Teresa di Gesù Bambino. “Quando ho un problema - ha spiegato a Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti che firmano con lui ‘El Jesuita’ - chiedo alla santa, non di risolverlo, ma di prenderlo in mano e aiutarmi ad accettarlo, e come segnale ricevo quasi sempre una rosa bianca”.

 


Passeggiare in città

3_ultimo_caopoversoizzoConversando con i giornalisti sull’aereo che alla fine di luglio dell’anno scorso lo riportava da Rio de Janeiro a Roma, Francesco ha confidato che - nelle giornate meno dense di appuntamenti e impegni - avrebbe voluto passeggiare in città, ma di esserne stato dissuaso dalle ragioni dell’ordine pubblico. Ecco: è nel dover restare chiuso in Vaticano che differiscono le vacanze del Papa da quelle del cardinale Bergoglio, che invece amava molto la strada. Gesù  scese in strada, si mescolò con il suo popolo. Rimase tra la gente. Sapete qual è il luogo fisico in cui Gesù trascorreva più tempo? La strada”, ha affermato recentemente il Pontefice. “Cosa le piace di più di Buenos Aires?”, gli avevano chiesto nel novembre del 2011, quando concludeva il suo incarico di presidente della Conferenza Episcopale Argentina.

 

Camminare per la strada. Ogni angolo di Buenos Aires ha qualcosa da raccontare. Buenos Aires è un insieme di luoghi, di quartieri e di veri e propri paesi. Villa Lugano è più di un semplice quartiere: è un paese con una propria idiosincrasia che lo rende diverso da qualsiasi altro. Nelle città ci sono spazi, come ad esempio i grandi viali, che sono solo luoghi qualsiasi; alcuni quartieri, invece, mantengono intatto il proprio fascino”, rispose il futuro Papa Francesco, uomo innamorato della sua città.

 


 

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